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IVG 2011 in calo, legislatore in ritardo

Posted by innocenso su 03/09/2011

Cari amici,
è stata resa pubblica finalmente anche quest’anno la relazione sull’applicazione della legge 194/1978.
Il positivo decremento segue la tendenza dell’andamento tipico di leggi che regolamentano fenomeni prima di allora soltanto repressi, ossia: seppur in un primo momento pare che la legalizzazione (meglio dire, la “regolamentazione”) di fenomeni inevitabili (seppur riprovevoli per molti o anche solo per alcuni) faccia aumentare quel comportamento che prima di allora era totalmente proibito e criminalizzato, a lungo andare essa predispone ad un utilizzo più consapevole dello strumento regolatore, con una sorta di “autoequilibrio” che non è più quello fondato sul panpenalismo e la paura, ma quello che si fonda sulla responsabilità individuale e collettiva.

Riporto dalla recensione di Terranews.

Dalla introduzione della legge 194 a oggi, ancora una volta va sottolineata la costante diminuzione dell’Interruzione volontaria di gravidanza nel nostro Paese. Con cinque mesi di ritardo rispetto a quanto prevede l’articolo 16 della legge sull’aborto del 1978, il ministero della Salute ha presentato in Parlamento la Relazione annuale 2011 sull’applicazione della norma. Il dato relativo alla costante flessione delle Ivg è quello che per primo balza agli occhi. «Nel 2010 – si legge nel documento pubblicato sul sito del dicastero – sono state effettuate 115.372 Ivg (dato provvisorio), con un decremento del 2,7 per cento rispetto al dato definitivo del 2009 (118.579 casi) e del 50,9 rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso alla Ivg (234.801 casi)».

Di significativo c’è poi che in generale il tasso di abortività italiano del 2009 è risultato il più basso tra i Paesi industrializzati (pari al 6.9 per mille, contro il 23 per mille di Inghilterra e Galles; il 22,5 della Svezia, il 12,7 della Spagna, il 15,2 della Francia e il 20,5 degli Stati Uniti, solo per citarne alcuni).

Cosa ha inciso su questo risultato? Terra lo ha chiesto a Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente dell’associazione Vita di donna. «Premetto che contrariamente a quanto dicono quelli che ritengono possa diventare “facile”, le donne non si divertono ad abortire. Quindi se possono non fanno l’Ivg. La diminuzione progressiva è un dato storico in Italia, che a un certo punto si è bloccato per il “peso” delle straniere. Ma c’è anche da considerare il basso tasso di natalità “italiano”, indice con un andamento parallelo a quello degli aborti. Premesso questo, direi che un fattore rilevante vada ricercato in una maggiore facilità di accesso alla contraccezione».
Una nota dolente della relazione riguarda i medici e gli anestesisti obiettori. La percentuale è oramai fissa oltre il 70 per cento (70,7), con tutto ciò che comporta in termini di difficoltà di accesso a un servizio (e a un diritto) che invece per legge deve essere garantito. «Quello dell’obiezione è un dato pesante – osserva Canitano -. Obiettare è diventata la norma nonostante sia prevista dalla legge come una “concessione”. Complice uno Stato che non tutela la legge 194, la situazione si è ribaltata e fare le Ivg in Italia è diventata paradossalmente una forma di volontariato».

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