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nudi al cospetto di dio

Posted by innocenso su 02/08/2009

craddockcari lettori,

una diocesi anglicana inglese ha avviato una causa legale contro Andy Craddock, fotografo, che ha scattato una serie di foto artistiche con 3 modelle (tra cui la propria fidanzata e due ventunenni del posto, Kate Blacker e Becky Chapman) in una chiesa del 13° secolo. Chissà che non sentiremo i loro nomi in futuro. Glielo auguro, dopo le polemiche puritane che hanno attirato su di sé e il loro fotografo, almeno ne potranno tirar fuori notorietà a lungo termine, dopo le lungaggini legali.

Io mi chiedo se le critiche del parroco, Andrew Yates, abbiano un fondamento. Qui il reportage del Corriere della sera. Mentre molto semplicemente Craddock ha dichiarato “non comprendo l’azione legale, le fotografie sono arte, non offesa”, il legale del parroco, Jeremy Downing, ha addirittura parlato di “foto profondamente offensive per la gente che frequenta il posto per la usuale devozione“. Bene, questo tempio è in Cornovaglia…ma penso che qui il giudice non vaglierà un corno! come si fa a giudicare un’opera d’arte? Speriamo che nel massimo della sua severità condannerà l’autore ad una multa per la mancata autorizzazione del parroco (che dubito che gliela avrebbe concessa, visto il pregiudizio con cui le chiese solitamente affrontano il tema).

Perché è importante questo caso? Perché, come spesso accade, si ripresenta la distinzione tra sesso (malvagio) e violenza (buona o almeno a fin di bene). Il parroco infatti aveva addirittura autorizzato le riprese di un film violento “la famiglia omicidi” nel 2005. Questo, senza scandalizzare nessuno! Fintanto che pontificheranno in TV presunti moralisti del calibro di Zecchi purtroppo di queste notizie ne leggeremo ancora molte, anche nel cuore dell’Europa! Modeste voci, seppur di esperti del web, si stagliano senza essere ascoltate, quando è il “pudore” ad essere il protagonista. Siamo “nudi al cospetto di Dio” e non dovremmo aver vergogna o peggio paura di esserlo nei vestiti più che nelle intenzioni, nell’umiltà.

Il fatto è che la nudità ci inquieta anche perché toglie il controllo degli uomini sulle donne e…in fin dei conti il morboso piacere connesso a tale potere. Eppure se si ha “una panoramica sufficientemente ampia si può affermare che il piacere (quello puro, non quello legato al potere), soprattutto quello legato alla sfera del sesso, è una presenza costante nella sfera del sacro; quasi sempre condannata, ma che resiste a tutti i divieti” (M.C.Jacobelli, Il risus paschalis e il fondamento teologico del piacere sessuale, p.56). Ma hanno presenti questi parroci quante immagini che potremmo definire “porno” ci son nelle nostre chiese? Aprissero un libro di storia dell’arte e poi facessero un mea culpa, almeno per rispetto verso tutti quegli artisti che insegnavano ai fedeli ai tempi in cui s’imparava con l’iconografia!

Come possono delle foto con dei bei corpi nella Casa del Signore non “rendere allegra la gente triste di questo mondo”? E come può un’azione legale avere i risultati che spera il parroco? O non finirà piuttosto come per il famoso caso di sei anni fa de “Il Confessionale” di Jenny Forte?

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