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donne oggetto di falsità

Posted by innocenso su 22/05/2009

cam-girlCari amici, vi propongo, tradotta, parte di una riflessione da un post di ‘Furry Girl‘ del 13/5/09, una che si definisce sex-worker, pornographer, sex-positive feminist, ecc. una del mestiere dunque, sulla errata generalizzazione propria di un diffuso “pensiero unico”: quella che vorrebbe vedere la donna sempre vittima e oggetto e mai soggetto in attività di cui poi siamo spesso nascosti ma incalliti fruitori, a dispetto di quanto vorremmo far credere.

Accusa utilizzata di frequente: “la pornografia rende le donne oggetto”

Ah, “oggettivizzazione„ una di quelle parole alla moda – come “empowerment„ – che ho sentito tante volte, e che mi appare come un linguaggio incomprensibile. E davvero non sono sicura di averne mai capito l’intimo significato. Questo argomento è uno dei maggiori temi di discussione con i crociati anti-pornografia. Essi affermano “la pornografia rende le donne oggetto!„ come se una tal frase fosse sufficiente a chiudere del tutto l’argomento. Vorrei indirizzare il mio discorso in due direzioni.

In primo luogo, come porn-model e cam-girl, nella descrizione del mio lavoro viene scritto come fossi “un oggetto sessuale„ (come gli anti-sesso mi avrebbero definito) mentre è un lavoro che mi rende felice. I miei clienti più amichevoli mi trattano come una persona multidimensionale, anche se non è loro richiesto, e non provo risentimento nei confronti di coloro che non familiarizzano in modo speciale con me. (Diavolo, capisco come una tal cosa mi annoierebbe se, come cliente, trovassi un cameriere o un tassista troppo chiacchieroni cercassero di impormi una socializzazione non spontanea). In webcam i miei clienti pagano 3$ al minuto con l’espresso scopo di non dovermi offrire da bere o invitarmi a cena e non dover fare attenzione a ciò che dico per potermi spogliare. È davvero più onesto di tanti incontri. Non ho mai incontrato una lavoratrice del sesso che fosse ignara, prima di iniziare, di ciò che gli sarebbe stato chiesto. E quando veniva richiesto il motivo alla base di tale decisione, non una ha risposto “sono diventata una spogliarellista in quanto cercavo il vero amore di un partner intellettuale che apprezzasse la mia bellezza interiore e non se la spassasse col mio corpo„ Quel genere di persone risponde agli annunci dei romanzi Harmony, non agli annunci dei settimanali cartacei per ottenere ad esempio una “scena anale B/G dietro contante di $500.„ Non si capisce dunque dove mai sia stata reperita tale definizione “vittimistica” del lavoro delle sex-worker.

“Essere oggettivizzate„ dai clienti è qualcosa che le stesse lavoratrici del sesso non considerano un’ingiustizia e dalla quale vorrebbero fuggire. È un’analisi incompleta che è imposta al nostro lavoro da profani che presumono di pronunciarsi su cosa noi sperimentiamo e cosa riteniamo senza mai avercelo chiesto. Ciò stesso, da solo, dovrebbe farvi capire molto su quanto vi sia di reale o meno nelle loro interpretazioni. Gli operatori del sesso, al contrario, se la prendono regolarmente contro l’oggettivazione che proviene dai media, dai crociati anti-pornografia, dalle femministe anti-sesso, da accademici poco qualificati, donne ed altri. Noi lavoriamo come persone consensualmente “oggettificate”, persone che sono pagate e pagano per il proprio lavoro, ma odiamo essere oggettificate da profani che né ci pagano né tantomeno ci rispettano, ma ci usano (abusano) per far quadrare i loro conti e averne profitti.

In secondo luogo, chiunque nel proprio lavoro viene “cosificato„ durante il proprio ruolo. Non mi preoccupo tanto infatti per il cassiere della drogheria, ma nessuno si esprime al vetriolo su quanto egli sia oppresso o “cosificato,, semplicemente perché, nel proprio lavoro, ciascuno vede sé stesso come un “cassiere”. Non mi preoccupo di esaminare a fondo le intime passioni intellettuali di una  donna che mi ha servito il tè in un bar, ma non mi risultano corsi universitari che studino l’oggettivizzazione delle bariste! Non ho mai ceduto ad amori romantici con un’infermiera che mi abbia semplicemente pesato o misurato la mia pressione sanguigna in un ambulatorio, ma se là fuori vi sono dimostranti i loro cartelli di sicuro non avranno scritto “Arrestiamo lo sfruttamento delle donne! La pianificazione delle nascite “cosifica” le infermiere in quanto le rende operatrici unidimensionali dell’assistenza sanitaria!” (…) Non possiamo pretendere di  stabilire una relazione autentica con tutti quelli che incontriamo nelle nostre vite, che siano spogliarelliste, autisti o commessi in un negozio di scarpe. Se scegliamo di non investire le nostre energie nel portiere di turno o nella cam-girl ciò non attiene a questioni etiche. Non diventa perciò un “Grave Problema Sociale” soltanto perché implica l’argomento “sesso”.

2 Risposte to “donne oggetto di falsità”

  1. roskov said

    Caro Innocenso, visto che tu difendi la pornografia dall’accusa di trattare le donne come oggetti cosa ne pensi delle polemiche femministe e sinistrorse contro le veline televisive? Perchè se fosse vero che il mestiere di prostituta-pornostar è da considerare come un lavoro dignitoso come un’altro allora perchè scandalizzarsi tanto se un certo Berlusconi Silvio(per il quale comunque non ho votato) candida alcune veline nel suo partito? Le donne Sex Worker non dovrebbero in teoria avere il diritto di fare politica come qualunque cittadino? Poi tu caro Innocenso politicamente parlando pensi di essere di sinistra? Perchè io sto cercando di vedere in giro se esiste qualcuno che, pur senza essere berlusconiano, difende il diritto di Berlusconi e delle ragazze note come veline di avere la loro vita sessuale privata con chi vogliono loro.

  2. innocenso said

    Caro Roskov, la polemica sulle veline televisive è nata dal fatto che Silvio Berlusconi ha avallato o, ancor peggio, proposto, candidature senza un reale spessore politico ossia senza quel famoso cursus honorum di cui si tien conto nel valutare chi sia in grado di competere a testa alta nell’agone politico. E, qualora delle sex-worker (che non mi pare però coincidano sempre con le cosiddette veline) abbiano un curriculum e un’intelligenza politica speciale non ci vedo nulla di male. Politicamente sono un liberale e, si sa, con vita non facile, almeno in Italia, un pò in tutti gli schieramenti. Si fa quel che si può. Anch’io infatti da Berlusconiano tradito, difendo certamente il suo diritto ad una vita sessuale che non si presti a diventare criterio di giudizio politico. Negli USA l’hanno imparato dal sex-gate di Clinton a separare i due aspetti, e non senza sofferenza. Peccato stavolta il premier, nonostante il potere politico e mediatico sì forte, non abbia approfittato (similmente al secondo tempo di Clinton, quando disse la verità su Lewinsky) a rispondere alle domande internazionali sulle contraddizioni in cui è caduto e magari sdoganare dal moralismo imperante la sessualità con persone minorenni. Dal suo pulpito avrebbe avuto una eco gigantesca. Nello scandalo c’era già fino al collo, tanto valeva iniziare un discorso controcorrente in questa epoca di “caccia alle streghe” per chi avvicina una minorenne ancorchè sessualmente matura. Ma tant’è, ha prevalso la sua solita ipocrisia.

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