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in memoria di enzo biagi

Posted by innocenso su 08/11/2007

Non ho mai acquistato un numero di Penthouse se non questo di cui ho scansionato la copertina. L’ho fatto diversi anni fa ad un mercatino, incuriosito e interessato dal titolo dell’articolo di Enzo Biagigiornalismo e onestà“, inedito online, almeno ricercando con google. Risale all’agosto 1981. A quell’epoca non avevo ancora frequentato la Scuola Media dove ci avrebbero fatto leggere il suo bel libro Itaglia mia, come testo di “narrativa”.
Non pensavo di dover attendere l’evento della sua morte per leggere finalmente tutta la sua intervista…ma tant’è.
Colgo l’occasione per far riflettere su quante similitudini si possano trovare tra i vari generi di ipocrisia che egli ha combattuto (mantenendosi fedele ad una grande lucidità di giudizio anche nelle ‘tempeste’ proprie di ogni generazione) e quelli che sexlibertatis combatte.
Dall’articolo che segue, di diverse pagine, scritto in forma di intervista a cura di Massimo Fini, riporto alcuni punti salienti che serviranno, a mio modo, a rendere omaggio alla dignità e compostezza di quest’uomo a molti scomodo, ben prima del famoso ‘editto bulgaro‘ di Silvio Berlusconi: proprio in quegli anni, alla scoperta degli archivi della P2, si venne a sapere che Licio Gelli ne ‘ordinò’, per fortuna inutilmente, l’immediato licenziamento dal ‘corriere della sera‘.

Domanda Fini: Il lettore, l’uomo comune, si identifica con Biagi perchè sente che sta dalla parte sua. Perchè se c’è qualcosa che quest’uomo non ha è lo snobismo.
Risponde Biagi: la mia vita è stata dominata dall’insicurezza e questo avrebbe potuto anche spingermi a dei gesti vili che io spero però di non aver mai fatto. (..) Ci sono maestri e maestri. Alcuni io li metterei tra virgolette perchè, secondo me, erano dei corruttori. Bastava niente perchè ti appiccicassero addosso l’etichetta che eri comunista o qualcosa del genere e tu eri messo fuori gioco.
Fini: Che cosa pensa di Oriana Fallaci?
Biagi: Non penso. Non abbiamo umanamente nessun punto in comune. (..)
Fini: Cosa la offenderebbe?
Biagi: Mi offenderebbe un giudizio poco positivo sulla mia lealtà. Questo non lo veda come un atteggiamento deamicisiano (patetico, moralista), etichetta che ogni tanto mi viene applicata, soprattutto da quelli che non hanno mai letto De Amicis perchè se lo avessero letto avrebbero visto che era capace di tutto, anche di essere pornografo…Insomma non ho mai bluffato, ho sempre cercato di rimanere me stesso. Credo che sia questo che, alla lunga, ha pagato. Io non ho mai chiamato il furto esproprio proletario. Adesso vedo che anche quei colleghi che mi accusavano di tiepidezza sono arrivati alle mie stesse conclusioni. Ma ci sono arrivati un pò tardi, dopo aver favorito tutto questo, con i loro silenzi.
Fini: L’Italia è uno strano paese dove nessuno paga mai niente: gli uomini politici sono sempre gli stessi, i sindacalisti pure, ma devo dire che anche i giornalisti sono sempre gli stessi per quante corbellerie abbiano scritto o errori abbiano fatto.
Biagi: Perchè c’è una tale serie di complicità, di intrecci…ecc (…)
Con Pertini (Sandro, già Presidente della Repubblica) ho un rapporto quasi filiale. Pertini con me parla, si confida. (..) uno che nel pieno della sua vita è andato a fare quindici anni di galera perchè credeva nella fratellanza umana, (uno che) ha detto a sua madre, che voleva chiedere la grazia a Mussolini (..) (Oggi però) gli italiani vedono in lui la dirittura morale e lo amano per questo.
Fini: Un difetto dell’italiano medio…
Biagi: Delega il pensiero a qualcun altro e anche le scelte. Io non so se per esempio il problema della libertà è sentito dalle grandissime masse. I balilla, ad esempio, lo hanno capito dopo che non è bello essere in divisa. In fondo anche nel dopoguerra la promessa che più ha entusiasmato gli italiani è stata l’utilitaria. Non la libertà.
Fini: Poichè è stato sincero mi permetta di farle un complimento: mi pare che per lei la dignità personale abbia un valore immenso, sia davvero un bene supremo.
Biagi: Si, è al di sopra di tutto.

Ciao, Enzo!

2 Risposte to “in memoria di enzo biagi”

  1. Anonymous said

    Perchè dici di aver comprato il numero di Penthouse solo per leggere l’articolo di Enzo Biagi? Proprio tu che dici di solito di essere per il nudo ed il sesso libero! Tra l’altro anche Enzo Biagi stesso se la prende persino con De Amicis dicendo che era un “pornografo”. Ma perchè la pornografia sarebbe un male?

  2. innocenso said

    L’articolo di Biagi è stato il motivo principale semplicemente perchè se fossi stato appassionato di riviste del genere penthouse o playboy ne avrei comprato le annate, non un solo numero. Cosa ci vogliam fare? Il nudo tipico delle patinate riviste americane, silicon style non rispecchia i miei gusti, poteva eccitarmi semmai un pò da adolescente. E poi, con tutto quello che c’è oramai nel web…non a caso sono in crisi di vendite da quando si è diffuso il VHS e poi più tardi il WEB ha dato la mazzata finale. Se ti fa piacere saperlo, comunque, di quel numero ho apprezzato in particolare le foto di David Schoen. Se è questa precisazione che intendevi avere, provo a risponderti: il fine della frase di Biagi non mi pare sia l’indicazione della pornografia come un male (e De Amicis un suo diffusore) quanto, a mio intendere, quello di smascherare l’ipocrisia di coloro che considerano ‘maestri’ (strumentalizzandone frasi moralizzatrici) personaggi celebri che a ben vedere non sono bigotti o ‘moralisti’ come loro vorrebbero.

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