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dalle oscure notti alle bianche notti

Posted by innocenso su 07/10/2007

Certo che si è scatenata una catena di notti bianche in Italia, anche nelle città minori. Una volta si aveva paura di andare in bianco…oggi queste notti bianche si moltiplicano. Non sarà un sostituto, anche questo, delle sane notti d’amore auspicate da tanta gente e poi non soddisfatte? Viene a proposito la riflessione di Ilvo Diamanti (su Repubblica del 26.08.2007), di cui vi propongo uno stralcio, della quale condivido soprattutto le parti evidenziate.
Voi che ne pensate? Commentate pure se, al contrario, avete avuto risultati positivi da queste notti-novità, in termini di incontri interessanti, s’intende.

da Il Paese che vuole abolire la notte

D´estate, le notti si fanno sempre più bianche. Non solo perché cambiano le abitudini personali. I giorni sono più lunghi, la gente va in ferie e tende a fare tardi. Ma per iniziativa “politica”. Le “notti bianche”, appunto. In cui i negozi, i ristoranti, i bar, ma anche i musei restano aperti, mentre, nelle piazze e nelle strade, si svolgono manifestazioni ed eventi spettacolari. È l´Italia delle “notti bianche”, di cui Roma si conferma capitale. Prima ad averla organizzata, nel 2003, sulla scia di Parigi. (…) Riscuotono grande successo. Perché le città, davvero, in queste notti, si ripopolano, si riempiono di gente. Così, un anno dopo l´altro, le “notti bianche” si sono propagate un po´ dovunque. (…) Ciò che stupisce, in Italia, è la rapida moltiplicazione che ha registrato il fenomeno. (…) Poi, c´è la voglia di stare in mezzo agli altri, in un mondo sempre più individualizzato. Abitato da persone “sole”. Che vivono chiuse nei luoghi di lavoro oppure in casa. Frequentano i familiari e pochi amici. Sono inserite in gruppi sempre più stretti. (…) Eppure, questo fenomeno, per le proporzioni che sta assumendo, non ci piace. (…) Nelle notti bianche “gli altri” sono senza volto, senza voce e senza nome. Se ne stanno lì, intorno a noi, per non restare soli. Per evadere dal grigio quotidiano. Anche la “trasgressione”, suggerita dall´esperienza della notte, sfuma, quando prevale l´iterazione. (…) L´Italia delle notti bianche risponde alla domanda di comunità senza soddisfarla. Perché non “costruisce” relazioni. L´indomani la città è la stessa di prima. Viene in mente, per riflesso naturale, il romanzo giovanile di Fëdor Dostoevskij, che ha per titolo, appunto, “Le notti bianche. (Memorie di un sognatore)”. Vi si narra di un impiegato, un “sognatore”. Un solitario. Nelle sue passeggiate notturne, incontra una donna, con cui avvia un dialogo lungo quattro notti. Un´esperienza intensa, di avvicinamento e riconoscimento reciproco. Ma, all´improvviso, il sogno si spezza. La donna ritrova il suo amante, che temeva di aver perduto. E l´impiegato torna alla solitudine quotidiana di Pietroburgo. Dove abitava da otto anni senza essere riuscito “a fare quasi nessuna conoscenza”. Ecco, questo Paese sembra deciso ad abolire la notte. Per non uscire mai dal sogno. Per non provare l´angoscia del risveglio.

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