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tabunqunu

Posted by innocenso su 13/01/2007

Cari amici,
se pensiamo ai silenzi della nostra Chiesa cattolica romana su questi temi (o, se volete, all’eccesso di volgarizzazione degli stessi in encicliche e documenti, il che è esattamente speculare), l’origine e il tema scelti quest’anno per la annuale settimana di preghiera “per l’unità dei cristiani” spero siano di ottimo auspicio. Insomma, già dalla volontà di rottura di certi silenzi ci accorgiamo che forse, mutatis mutandis, questi africani ci stanno “superando”.
E se penso agli scandali suscitati dall’integralismo delle gerarchie anche dinanzi ad una sana e moderna educazione sessuale proprio nei Paesi afflitti massicciamente dalla sovrappopolazione e dall’AIDS, questi piccoli segnali mi fanno ben sperare.

Quest’anno infatti il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ha origine dall’esperienza delle comunità cristiane della regione di Umlazi, vicino a Durban, in Sud Africa.
In un recente incontro, i capi della varie comunità cristiane di Umlazi si sono chiesti che cosa potessero fare insieme per combattere ciò che affligge la popolazione. Essi si sono accorti che un motivo di aggravio della situazione è il marchio che impedisce alle persone che hanno sofferto abusi, alle vittime di violenze o a malati affetti da AIDS, di parlare dei loro problemi. Vi è una mentalità culturale che suggerisce di non parlare di temi legati alla sessualità. Nella lingua Zulu il termine ubunqunu, letteralmente “nudità“, indica che questi argomenti sono tabù. Come risultato molte persone esitano a chiedere assistenza – che sarebbe disponibile, spesso proprio a livello ecumenico, attraverso le chiese locali – di direzione, di cura pastorale, di assistenza domiciliare, dei centri di supporto comunitario e di cura della salute.
In ragione di questa situazione, dei modi detti o non detti in cui la popolazione, soprattutto i giovani, sono indotti a permanere in questo stato di silenzio, i capi delle chiese locali di Umlazi hanno organizzato una celebrazione ecumenica centrata sul tema del “rompere il silenzio“. La celebrazione invitava i giovani di Umlazi a trovare il coraggio di dire l'”indicibile” e a chiedere assistenza, consci che mantenere il silenzio può significare la morte.

fonte peacelink

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