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dalla scoria alla storia

Posted by innocenso su 12/12/2006

Sul cosiddetto “comune senso del pudore“, ogni decina d’anni si sorride attraverso anche manifestazioni serie come può essere una mostra, salvo poi a ripetere oggi errori su cui domani rideremo. E’ il caso dell’ultima esposizione (26/10-26/11) dello IAP per “festeggiare” quarant’anni in cui ha bocciato molti, mentre l’istituto è, in queste cose, “eterno ripetente” (chi non riconosce la radice dei propri errori è condannato a ripeterli). Immaginate un pò, manifesti che, nel giro di pochi anni, sono passati dalla censura totale all’esposizione ostentata in piazzale stazione a Milano, un pò come per i segreti di Stato dopo una 70ina d’anni.
Se non è ipocrisia sulla presunta immaturità dei cittadini (maggiorenni e non, in questi casi), questa! Meglio di niente, comunque, i panni sporchi di una vita, almeno ogni tanto li asciugano fuori.

Riprendo spezzoni che ci interessano da Panorama del 16/10/2006:

Dalla scoria alla storia: lo Iap esce allo scoperto con un’operazione da manuale del paradosso e della comunicazione invertita, offrire alla vista l’inguardabile e l’indicibile per dare visibilità e parola a se stesso. Rimesta il proprio rimosso e lo esibisce dopo averlo tenuto sotto chiave per tanti anni. Un repertorio che è anche lo specchio di una società in libera fermentazione.
Dice Vincenzo Guggino, segretario generale dello Iap, che esemplifica l’evoluzione sociale di questo sbarramento: «Con gli anni la sessualità e il nudo sono stati metabolizzati dalla società. È cresciuto invece molto il nostro lavoro in difesa dei minorenni e della persona».

E, aggiungo, io, mutatis mutandis, ora siamo alle prese proprio con le paure connesse a questi due elementi, proprio come lo erano anni fa la sessualità e il nudo. Giudicate voi la contraddizione e meschinità del passaggio:

nonostante “lo IAP non attribuisce alla pubblicità finalità pedagogiche”… “ma (nonostante tutto e tutti, per buon intenditori) cerca di difendere l’utente dalla proliferazione di modelli devianti”. A proposito di Toscani, lo IAP ha ingaggiato nel settembre 2005 una battaglia contro la Rare, linea di abbigliamento maschile. Testimonial «due uomini sdraiati sul divano di cui uno tocca, con modalità goliardiche e triviali, i genitali dell’altro».

A proposito Toscani rispondeva il 24/10 ad un’intervista: R@: La censura è una forma di difesa allora? OT: No, quella invece è violenza. Vuol dire non lasciare comunicare gli altri. E’ antidemocratica e anti civile, chi censura normalmente non è una persona civile è un imbecille. Chi parla di censura si può subito definire come un imbecille.R@: Ha mai subito censure? OT: Eehh tantissime. Soprattutto da quell’imbecillità che si chiama Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria che è una corporazione privata che non so con quale diritto censurano uno che non è iscritto alla loro corporazione.

Sentite la sentenza dello IAP su quali indignazioni-tipo si fonda (ricordo come il razzismo sia sempre andato di pari passo con la censura sessuale)

Sull’onda di centinaia di denunce da parte di consumatori indignati…email tipo «Non voglio vestirmi come un finocchio».Tra i sobillatori alla rimozione, i mastini del Moige.
E’ appena dello scorso marzo poi il blocco di Rocco Siffredi (
qui clip della sua ultima fatica, da cui riprendo la foto), testimonial di patatine sulle reti Mediaset. Lo spot vedeva il noto pornoattore, occhio liquido e vestaglia in raso rosso, ancheggiare ai bordi di una piscina, circondato da maggiorate in costume. «Io di patatine ne ho viste tante. Ma nessuna buona come amica Chips». Stroncato per violazione della lealtà pubblicitaria, violenza, volgarità e indecenza, attentato alle convinzioni morali, civili e religiose di dignità della persona. Dopo la sentenza, è andata in onda una malinconica versione castigata (disponibile comunque su google video).

Anche riguardo il cinema una recente manifestazione simile a Firenze su nove del 3/11

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