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tra la madre e la prostituta, il soggetto

Posted by innocenso su 16/11/2006

Da una conversazione tenuta al liceo scientifico “Isaac Newton” di Roma e trasmessa nel programma televisivo della Rai “Il grillo” del 10 novembre 1998, riprendo delle parti interessanti, nonostante non condivida in toto alcune argomentazioni sulla pornografia della stessa studiosa, Adriana Cavarero, docente di filosofia politica all’Università di Verona

Studentessa: Volevo parlarle di un’esperienza che ho avuto quest’annoandando in vacanza in Sicilia: pensavo che alcune cose non esistessero piu’, che certi atteggiamenti radicati nella tradizione e legati ai ruoli socialifossero scomparsi. Alcuni ragazzi siciliani sperano ancora di potersi “crescere” ladonna: vogliono stare insieme ad una ragazza piu’ piccola per avere lagaranzia che sia “inviolata”, desiderano che lei sia vergine per potersela crescere fino alla fine. E’ una mentalita’ che mi ha scandalizzato e che forse e’ legata proprio al concetto secondo il quale la donna non e’ inpossesso della ragione: una ragazza deve essere cresciuta perche’ non e’abbastanza intelligente per farlo da sola.
Adriana Cavarero: La questione della verginita’ e’ legata ad un’immagine ead un’organizzazione del potere. La verginita’ e’ importante perche’ testimonia il fatto che quella donna non e’ mai stata di nessun altro e, con la deflorazione, il marito vi puo’ porre un marchio e farla sua. L’elemento cardine diventa dunque il possesso: fra possesso e potere c’e’ un legame anche dal punto di vista terminologico e, in questo caso, la forma del potere e’ una forma di possesso.
(…) Certe volte e’ molto piu’ facile aderire agli stereotipi che contrastarli, perche’questo atteggiamento ti puo’ rendere la vita meno complicata: essere unabrava ragazza, fare la mamma e stare a casa puo’ risultare piu’ facile, mentre combattere contro le convenzioni ed affermare: “Io non mi riconosco in questa immagine” e’ estremamente faticoso: spesso alcune donne rinuncianoa combattere. L’oggetto e’ tradizionalmente passivo, mentre il soggetto e’attivo: farsi soggetto, vuol dire immettersi nella dimensionedell’attivita’.
(…) e’ frutto del desiderio maschile di possedere unadonna oscena e scatenata, un essere dalla sessualita’ perduta completamenteopposto alla sessualita’ delle donne che lo accudiscono: egli, infatti, nonvorrebbe mai che la mamma, la sorella e la moglie fruissero di questo tipo di liberta’ sessuale.

fonte Adriana Cavarero: Il potere tra i sessi.
Una conversazione (in Supplemento settimanale del giovedi’ de “La nonviolenza e’ in cammino” Numero 87 del 26 ottobre 2006)

Ecco, amici, la studiosa e la studentessa ci confermano quanto denunciamo da tempo, ossia che dovrebbe scandalizzarci una cultura che relega le donne a uno stato minoritario (oggetto) fin da adolescenti (ricordate il post dedicato a questo deprecabile pensiero così ricorrente anche tra le donne?!) e, una volta che avrebbero dovuto raggiungere l’agognata “maturità”.
Vi invito a non diventare mai quella stessa categoria di uomini che poi da adulti, fruendo di prostitute virtuali o reali, perpetuano quell’orrore. Come verificare se ci si trova davanti a quel tipo perverso di maschilista? Se, fruendo a pieno diritto (e in questo dissento dal pensiero dell’autrice) di pornografia o di erotismo a pagamento, negano quella stessa libertà alla propria moglie, sorella, ecc. secondo lo schema aut-aut denunciato dalla stessa filosofa: o madre / o prostituta.

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