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non volevo diventasse come le altre

Posted by innocenso su 08/10/2006

***non volevo diventasse come le altre***

questa, cari amici,
la terribile frase a “discolpa” pronunciata dal padre di questa bellissima ragazza 21enne di origini pakistane oramai a tutti gli effetti integrata in Italia, dopo averla sgozzata.

da repubblica del 15/8 riprendo:
“Non volevo che diventasse come le ragazze di qui. Le avevo chiesto di cambiare vita, ma lei non voleva”
Parole pronunciate mentre appariva “Tranquillo. Come uno che ha fatto il suo dovere, e adesso deve sopportarne le conseguenze. Nessun segno di pentimento”.
All’omicidio avrebbero partecipato anche lo zio, Mohammad Tarik, e il cognato della ventenne (il marito della sorella maggiore).

e ancora, se non bastasse, la madre in merito ha detto:
“Muhammed ha fatto giustizia”. Perché Hina Saleem “non si comportava da brava musulmana, anche se suo padre non l’ha mai picchiata, né ha mai abusato di lei“.
…parole di una madre che condanna la figlia morta, più del marito assassino…
Che gli uomini di famiglia quest’estate non partissero sembrava scontato: Hina, da quando si era messa a lavorare e da quando frequentava un giovane bresciano, aveva deciso che le sue vacanze non le avrebbe più passate in patria, con lo chador obbligatorio e i tanti parenti intorno. Quindi loro dovevano restare qui, a controllare che non portasse altro disonore alla famiglia.
Hina viveva, vestiva, amava all’occidentale, questo non era un mistero neanche per la sua famiglia, da cui era più volte scappata. Anche quando era arrivata a denunciare suo padre, facendo intendere che aveva più volte provato ad abusare di lei, sua madre non aveva mai preso le sue difese.
Hina era promessa sin da piccola a un cugino residente a Gurjat, in Pakistan. Ma voleva farsi la sua vita (conviveva con Beppe T, il fidanzato 32enne), decidendo in liberta’ del proprio futuro senza dover sottostare alla tradizione che le imponeva un consorte scelto dal padre padrone.
Il “padre” non sopportava che portasse la minigonna, aspirasse a diventare un’attrice, frequentasse più la discoteca che la moschea, preferisse un carpentiere più vecchio di lei di 12 anni piuttosto che un suo cugino pakistano.

E mentre si dice che il padre fosse un devoto musulmano che pregasse molto, apprendiamo anche che (dal sito delle donne online)
Hina era una giovane islamica praticante: pregava cinque volte al giorno (come dicono alcune persone a lei vicine). Una ragazza islamica, che però voleva vivere all’occidentale e che amava un ragazzo italiano. Questa è stata la sua unica “colpa”: voler essere libera. Ad Hina è stata negata la libertà di essere donna.
Spesso accade che in molte religioni i propri adepti non conoscano i dettami del proprio credo, e magari non sanno neanche leggere e scrivere, ma conoscono perfettamente quella cultura tradizionale a cui si attengono rigidamente, per preservare le tradizioni del loro paese d’origine.
Hina non va assolutamente dimenticata. Deve rimanere nel cuore e nella memoria di tutti, la sua morte, il suo sacrificio in nome di quella libertà negata, merita attenzione, riflessione, ma soprattutto merita l’attuazione di alcuni provvedimenti mirati a tutelare maggiormente le donne e i loro diritti. Hina non dove rimanere solo un brutto episodio di cronaca nera…

Michele Serra pare che su repubblica abbia invitato ad intitolare nostre vie cittadine a “Hina, martire della libertà”, e io mi faccio piccolo portavoce di questo che mi sembra il minimo per onorare questa ragazza. Senza dimenticare i conti da fare in casa nostra sull’assetto patriarcale.

L’on. Emma Bonino in una intervista all’espresso del 28/8/06:

“Dopo il caso di Hina, lo scontro tra valori culturali diversi ci riguarda tutti”.
Delitto islamista o delitto maschilista?
“Delitto patriarcale. Hina è stata vittima di un pezzo di società patriarcale. E la cosa ci riguarda perché anche la società italiana è uscita solo di recente dal suo assetto patriarcale. Non solo al sud, con i matrimoni combinati e il delitto d’onore che ebbe una prima ridiscussione nel ’71 e la rimozione definitiva nell’81. Ma anche al nord: in Piemonte, quand’ero ragazza, non si sposava un meridionale. Le disobbedienti, in Italia, a lungo sono finite in convento o in manicomio. Pochi giorni dopo l’uccisione di Hina, nel siracusano, un carrozziere siciliano ha strangolato la moglie e la suocera prima d’impiccarsi. Quindi sappiamo di cosa si parla, dovremmo saper leggere il fenomeno. Se ci focalizziamo sui delitti islamisti siamo fuori strada. Vi sono infatti molte “letture” del Corano, dalle più progressiste, che spesso coincidono con i regimi più democratici, a quelle più estremiste”. L’Italia ha fatto molta strada dagli anni Cinquanta. Ma la politica sembra impotente davanti a questi conflitti nuovi. (..) La manipolazione della religione non è una novità: partendo dal Vangelo si è arrivati a San Francesco o all’inquisizione”.

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