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vertici d’ignoranza

Posted by innocenso su 02/10/2006

Il giornalista che passò per pornografo

CANTON TICINO – Alla fine l’ha spuntata. Sergio Savoia, noto animatore radiofonico e deputato socialista, ha vinto la causa civile che aveva intentato cinque anni fa contro la Rtsi per licenziamento abusivo. Nella sentenza il pretore di Lugano Francesco Trezzini scrive che « il licenziamento in tronco risulta essere ingiustificato, siccome la convenuta ( la Rtsi ndr) non ha provato l’esistenza di gravi motivi che lo giustificassero». Facciamo un passo indietro. Nell’agosto 2001 i vertici dell’azienda di diritto pubblico avevano rotto il rapporto di lavoro con Savoia accusandolo di avere abusato del diritto concessogli di navigare liberamente in internet senza passare dagli appositi filtri informatici. Il giornalista, secondo la Rtsi, avrebbe visitato con eccessiva frequenza siti di pornografia. Savoia poteva accedere a queste pagine web dai contenuti ‘particolari’ in quanto ciò sarebbe servito per una trasmissione giornalistica su eccessi e trasgressioni presenti nella rete. Il conduttore radiofonico avrebbe però visitato troppo spesso questi siti e scaricato materiale in grande quantità attraverso gli impianti della Rtsi. I vertici della Radiotelevisione non avevano apprezzato. «Un inganno verso l’azienda ed una mancanza nei confronti del pubblico» , aveva sostenuto il direttore di Rete 1 Edy Salmina. Di diverso avviso il pretore secondo cui la controparte, la Rtsi, avrebbe offerto « una prova monca »: i due Cd portati dall’ente a sostegno della propria tesi sono stati considerati dalla perizia come «informazioni prive di significato probatorio». Dalle udienze in Pretura sono uscite alcune informazioni che in un primo tempo, al momento dei fatti, non erano note: sempre secondo la perizia indipendente, il giornalista era assente dagli studi al momento in cui risultava che stesse navigando su siti ‘hard’. Dalla verifica è quindi emerso che qual-cuno aveva avuto accesso a queste pagine web attraverso l’account di Savoia. Il conduttore inoltre appariva solamente al novantesimo posto dei fruitori della rete alla Rtsi. È risultato invece che circa cinquanta dipendenti della televisione erano soliti accedere a siti internet dai contenuti a luci rosse. Motivo principale che lo showman si era prefissato: ristabilire, a cinque anni di distanza, la propria credibilità. Ma in questo lasso di tempo che cos’è successo? Com’è cambiato l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti di Sergio Savoia? «In passato – sottolinea il gran-consigliere – la mia persona ha sempre diviso il pubblico; c’era chi mi amava e chi mi trovava antipatico. Dopo una storia del genere è chiaro che la persona porta su di sé quanto accaduto. C’è sempre qualcuno pronto a ricordarti la vicenda. Ciò è piuttosto pesante per chi ha un profilo pubblico e ha anche una famiglia e dei figli a cui bisogna rendere conto. Savoia esprime piena soddisfazione per la conclusione della vicenda: « Sono contento al cento per cento. È una sentenza bellissima per me e per il mio legale, l’avvocato John Noseda. Finalmente è stata dimostrata la nostra tesi, ovvero che sono stato licenziato ingiustamente. Addirittura il pretore afferma che nemmeno un ammonimento sarebbe stato giustificato. Non avrei potuto immaginare risvolti migliori » . Se quindi il licenziamento del 18 agosto 2001 fu ingiustificato, come spiegare la decisi-ne della Rtsi di sollevare Savoia dal suo incarico? « Non ho i mezzi – sostiene Savoia – per dimostrare che tipo di manovra fosse in realtà. Fatto sta che si è tentato e si è riusciti a mettere ‘fuori gioco’ un collaboratore, il sottoscritto, che doveva essere colpito in questa maniera vista la sua inattaccabilità dal punto di vista professionale. L’argomento scelto per accusarmi, quello della pornografia, era d’altronde il migliore che si poteva scegliere. Si pensava che Savoia non avesse il coraggio di scendere in piazza e passare per pornografo».

fonte la regione ticino

Cari amici, la perseveranza talvolta vince… anche se come potete vedere da questa storia i singoli, anche quando si tratta di professionisti apprezzati, non hanno molte chance di pubblica difesa se non tecnicamente attraverso un processo, quando l’argomento scelto per accusare è la pornografia. Ci sono volute la determinazione tipica dei giornalisti e l’equilibrio di un giudice per ristabilire la verità che poi ha svelato invece ben altro… ora licenzieranno gli altri 50 dipendenti?! Okkio.

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