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matrimoni e pandemoni

Posted by innocenso su 17/07/2006

Virginia, APR 2006 – C’era da aspettarselo che il supposto scandalo poi non lo fosse effettivamente: in tutti i Paesi dove il cosiddetto matrimonio omosessuale è stato regolamentato dalla legge, dopo un’iniziale impennata, le cifre segnano un brusco calo. Lo evidenzia uno studio dell’Institute for Marriage and Public Policy della Virginia, titolo: Demand for Same-Sex Marriage: Evidence from the United States, Canada and Europe, pubblicato in aprile, adeguatamente NON reso noto dalla grande stampa italiana.

Certo, le nostre conclusioni sono ben diverse dalle bigotterie dei leghisti nostrani, che osano discettare, interpretando a proprio uso gli stessi interessanti risultati, sui temi più vari con il solo evidente scopo di dare addosso a “radicali, comunisti” (e quanti altri?):

“Ricordiamo che non è da ieri che la pattuglia avanzata dei giacobini, i pannelliani cioè, ha cominciato la lenta opera di erosione del senso comune. Furono loro a portare Cicciolina in Parlamento; oggi è Rifondazione Comunista a portarci Luxuria. Nel pieno degli anni di piombo indicevano referendum per disarmare la polizia, oggi da non pochi si grida “Emma for president“. Hanno introdotto divorzio e aborto, diffuso la mentalità stupefacente, sdoganato pornografia ed eutanasia, ma nulla avrebbero potuto da soli, in quattro gatti, senza i potenti mezzi messi a disposizione della loro guerra dalle sinistre”.

In poche parole, come accade in tutte quelle culture in cui si è più liberi, non è la chiusura legale a creare moralità migliori (con le dovute e relative eccezioni, confermate da interessanti ricerche) bensì l’autoadattamento e l’autodeterminazione che, in un regime di libertà, creano alla lunga i maggiori benefici.

“Il legislatore della società pluralista non è più colui che impone la verità; la sua missione primaria è di mantenere l’unità e la pace tra le diverse famiglie spirituali che compongono la società; pertanto egli deve spesso imboccare una via di mezzo tra opinioni contrarie.(..) Quantunque le cosiddette società cristiane avessero dovuto offrire l’esempio del Regno di Dio sulla terra, il problema delle leggi imperfette continuava a porsi. Tutte le proteste dei capi politici e religiosi volte a fare corrispondere la legge civile con la legge morale, venivano smentite dai loro comportamenti spesso in contraddizione con i principi da loro affermati, invalidando così la pretesa, teorica, di realizzare il regno di Dio sulla terra. (Oggi) non spetta più ai governanti guidare i membri della società verso un fine che è loro estraneo e che hanno accettato individualmente e collettivamente; sono al servizio della realizzazione di un ordine determinato dalla ragione in funzione delle circostanze; non impongono una visione sociale; emanano dei regolamenti che permetteranno agli uomini di vivere secondo le loro vedute” (Joseph Joblin, in I cattolici e la società pluralista, ESD, p.26 e p.41)

“A proposito della difesa di valori importanti come la libertà personale, della vita e dell’indissolubilità del matrimonio, nel concilio di Cartagine del 406 e poi in quello di Milevi del 416 i vescovi sottoscrissero la petizione di una legge imperiale che considerasse il matrimonio contratto da un divorziato secundum evangelicam et apostolicam disciplinam. Ma di fatto la legge non fu emanata e nessuno insistette. Qualche anno dopo, S.Agostino si limitava a sottolineare, senza protestare, il grande contrasto esistente tra la stretta osservanza dell’indissolubilità sacramentale all’interno della Chiesa e le leggi dello Stato, che “permette, servendosi del ripudio, di contrarre senza crimini nuovi matrimoni con altre persone”, riconoscendo giusto che “la legge fatta per governare la città permetta e lasci impunite molte azioni che sono invece condannate dalla legge divina” (Nello Cipriani, in I cattolici e la società pluralista, ESD, p.144)

“Presso i pueblo il matrimonio è un evento privo di formalità e anche il divorzio si ottiene con altrettanta rapidità. Nonostante ciò la stragrande maggioranza dei matrimoni locali è durevole” (Adolf Tullmann, Costumi sessuali dei popoli primitivi, Mediterranee, p.113)

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