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morale della favola? giri l’angolo e…

Posted by innocenso su 27/05/2006

dal Corriere della Sera del 24 aprile 2006, pag. 15
Iran, le donne snobbano la legge sulla morale

Anche ieri, prima di uscire di casa, frotte di «mal-velate» iraniane hanno consumato chili di ombretto e mascara, chilometri di smalto per le unghie, barattoli di fondotinta ed ettolitri di lucidalabbra. Eppure il primo giorno del nuovo corso (che poi vorrebbe essere un ritorno all’antico) è passato senza troppi incidenti. Le donne-pipistrello, coperte dalla testa ai piedi dal chador, hanno continuato a camminare per le strade di Teheran accanto alle mal-velate. Con buona pace per il regolamento sulla «moralità dei vestiti» che è entrato in vigore ieri.

In tutto l’Iran le mantelle di nailon nero sono la maggioranza. Accanto alle zelote del nascondino vivono però milioni di donne, ragazze e ragazzine che come hijab (la «copertura» prescritta da Corano) usano foulard più o meno luccicanti e, a volte, così minuscoli che non stanno in equilibrio sul lavoro di bigodini e arricciacapelli. Gira voce di una serie di arresti di mal-velate a Teheran Pars, un quartiere medio-borghese nell’Est della capitale. Capitava anche prima, quando presidente non era l’ultra conservatore Mahmoud Ahmadinejad. Il nuovo regolamento di polizia voluto da alcuni deputati, punta il dito contro le figlie del riformismo iraniano: foulard insufficienti, spolverini che sembrano lavati a novanta gradi tanto sono stretti in vita e non si può dire dove altro. Il generale Morteza Talaye, commissario capo della capitale, ha spiegato che non intende usare le «maniere forti». Però le mal-velate devono capirla una volta per tutte. «Interverremo in quei casi in cui l’abbigliamento rappresenta una minaccia sociale».

Al tramonto, le strade di Teheran si popolano di prostitute. In genere sono vistose mal-velate, ma ce ne sono che indossano un super coprente cappuccio (il maknaé) e si fanno riconoscere solo per l’eccesso di trucco. Anche i travestiti di Pole Karim Khan, una piazza del centro, indossano il velo e spesso il chador completo, peccato per quel vocione quando li si avvicina. La polizia non fa nulla. Così come è inattiva davanti al fenomeno delle feste private dove scorrono fiumi di vietatissimo alcool e dove le ragazze espongono tanta di quella pelle da mandare in confusione. Venerdì scorso, invece che a pregare in moschea, Puya e Farzanè sono andati a fare una gita a Tochal, su una montagna appena fuori dalla capitale. Hanno 23 e 21 anni e sono fidanzati. Hanno preso la funivia tenendosi per mano. Hanno corso sui pattini, giocato a pallavolo con gli amici, sentito all’iPod le canzoni proibite dei musicisti iraniani espatriati. Poi hanno fatto una passeggiata sul pendio, a lei è scivolato il velo ed è anche scappato qualche bacino. Il 90 per cento di quello che hanno fatto sarebbe vietato. «Come faremo con queste nuove regole? Non ci mettiamo a discutere con i poliziotti. Chiediamo scusa e, girato l’angolo, ricominciamo come prima».

L’offensiva sui costumi partita ieri blandamente non sfugge alla legge delle contraddizioni che regola da anni la vita civile iraniana. Se da una parte c’è una massa di giovani intolleranti ai legacci del regime, dall’altra resta il dogma dell’interpretazione iraniana della legge coranica. Due mondi paralleli.

Quello che dicevamo nel post precedente in merito alla inversione dell’atteggiamento classico tra giudice-pm-esecutore-indagato-sospettato è sintomatico che stia avvenendo anche in Iran (con differente gravità s’intende): da notare l’evidente morbidezza della polizia. E così, due mondi paralleli, solo per poco si incontrano e solo perchè la parte debole chieda “scusa e…girato l’angolo, ricominciamo come prima”. Soprattutto in quei luoghi si notano le contraddizioni tra presunte “minacce sociali” dell’abbigliamento e il lassismo verso la prostituzione (come in Afghanistan). Ciò conferma l’assunto per cui vi è un rapporto inversamente proporzionale tra il livello di presunta moralità perseguita legalmente e quella presente in realtà.

“Nonostante il Supremo Consiglio per la Rivoluzione Culturale delle Donne intende creare un equilibrio nei rapporti sociali tra uomini e donne (..) in realtà ora molte ragazze lasciano uscire lunghe ciocche di capelli dai foulard e indossano spolverini corti e attillati. Negli ultimi anni, inoltre, è diventato normale vedere ragazzi dei due sessi socializzare in luoghi pubblici e tenersi per mano, comportamenti severamente proibiti fino a una decina di anni fa”.

Dal sito Donne democratiche iraniane in Italia, 9/11/2005

“Alla luce di (questi) elementi, tutta la complessa dottrina in materia di zina (rapporto sessuale tra persone non regolarmente sposate) appare una costruzione puramente teorica, inapplicabile alla realtàe che, anzi, è meglio non applicare”

(G.H. Bousquest, L’etica sessuale dell’Islam, 1966)

“E’ inevitabile chiedersi, a questo punto, per quale motivo la shari’a preveda punizioni così severe e al tempo stesso cerchi di evitare che siano effetivamente comminate. La risposta a questo quesito, come quello relativo ai complessi hiyal (stratagemmi) previsti per aggirare il divieto dell’ususra, va ricercata nell’importanza che la dottrina islamica dà al bene comune (maslaha) piuttosto che ai diritti dell’individuo. Questo aspetto si manifesta chiaramente nel diritto penale, il cui scopo è non solo difendere valori condivisi, ma anche prevenire qualsiasi atto che destabilizzi la società e i rapporti tra gruppi che la compongono”

(Elisa Giunchi, Ritorno alla shari’a e prassi sociale…, Sociologia del diritto 1/2005)

Cari amici, non per fare il moralista, cambia il genere ma la struttura psicologica e normativa rimane molto simile: ricordate un anno fa…

(ANSA)-SYDNEY, 14 LUG 2005 – Ex leader politico in Nuova Zelanda, avvocato accusatore della polizia, è stato condannato a 9 anni per crimini sessuali su 3 bambine. Graham Capill, 46 anni, padre di 9 figli, come leader del Partito dell’eredità cristiana aveva guidato campagne contro la pornografia, ora è colpevole di stupro, atti di libidine nei confronti di bambine sotto i 12 anni di età, che si sono protratti per anni. L’uomo si pente e chiede ‘scusa senza riserve al popolo della Nuova Zelanda’

In parole povere, se le “cose buone” legate all’identità o all’espressione sessuale vengono cacciate dalla porta (con qualsiasi pretesto), le stesse ritornano dalla finestra ma abbruttite e abbrutite.

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