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polizie o imprese di pulizia

Posted by innocenso su 25/04/2006

Ti tirano le pietre. Nonostante la versione indonesiana della più famosa rivista soft-porn sia quanto di più lontano da ciò che un occidentale è abituato ad immaginare (e a sfogliare), dai settori più radicali della società si sono levati violenti anatemi contro la pubblicazione del secondo numero, al punto che la polizia di Giakarta ne ha chiesto ieri la sospensione. Protagonista delle sassate alla sede del mensile, alcuni giorni fa, il Fronte per la difesa dell’Islam, forse il gruppo più facinoroso tra i tanti che compongono la galassia dell’estremismo islamico indonesiano. Il Fronte si era già reso responsabile di attacchi ad ambasciate occidentali, locali o bar giudicati ‘scostumati’. Tutt’altro che scostumate sono invece le modelle apparse sulla rivista. Nessuna fotografia di nudo, nessuna posa eccessivamente ambigua, né insolentemente lasciva. Al massimo, due o tre ‘conigliette’ in bikini.
Morale islamica. Eppure, nel Paese, che dopo la dittatura di Suharto ha conosciuto e sta conoscendo aperture verso l’occidente sempre maggiori (anche per merito di un’accorta politica mediatrice da parte dell’attuale presidente Susilo Bambang Yudhoyono) sono ancora molto forti le resistenze contro comportamenti sessuali giudicati immorali o provocatori. Il Fronte per la difesa dell’Islam ha promesso nuovi attacchi contro la sede di Playboy. La Islamic Forum Organization, altro gruppo radicale, ha manifestato due giorni fa per il ritiro definitivo della rivista dalle edicole. “La pubblicazione distruggerà la morale del Paese”, ha commentato il presidente del consiglio indonesiano per i mujaheddin, Irfan Awwas. “La rivista sta provocando un disastro”, gli ha fatto eco Asyim Muzadi, presidente di Nahadlatu Ulama, organizzazione che raccoglie 40 milioni di musulmani. Il capo della polizia di Giakarta, Firman Gani, ha caldamente consigliato agli editori di raggiungere un accordo per rinviare la seconda edizione. Questi ultimi stanno lavorando in una sede ‘segreta’.
Legge reazionaria. Dopo il secondo attentato a Bali, il 1 ottobre 2005, l’atmosfera ‘moralizzatrice’ nel Paese sta raggiungendo un pericoloso climax, rappresentato dall’ultima proposta di legge sulla pornografia dall’impronta fortemente oscurantista. Sostenuta dalle lobby dell’integralismo, la nuova legge, che potrebbe essere votata entro la fine dell’estate, sanziona come illegale ogni atto considerato dal legislatore ‘sessualmente provocatorio’. Una donna che mostri le spalle o le gambe, o un’artista che rappresenti un nudo anatomico, potrebbe essere multato fino a 220 mila dollari, o incarcerato fino a 12 anni. L’aspetto forse più preoccupante del provvedimento è che abilita chiunque, oltre alla polizia, a far rispettare la legge. “Tutti gli elementi della società – recita – sono obbligati a fare rapporto su tali atti”. La preoccupazione di chi teme che dietro la campagna contro la nudità e la lascivia i legislatori stiano cercando di imporre un programma di islamizzazione, non è forse del tutto esagerata. Anche il presidente Yudhoyono, paladino della tolleranza religiosa, ha rispolverato le sue credenziali islamiche quando, in occasione dell’esibizione di una cantante tradizionale giavanese con la pancia scoperta, si è detto ‘disturbato’ da tale vista al punto da ‘cacciare la cantante prima ancora che si esibisse’.


fonte Peacereporter.net, 18/4/2006

Confermiamo la nostra convinzione che non è il nudo più o meno integrale (infatti assente nella rivista) che scatena le ire di ogni fondamentalismo, ammantato o meno di presunta religiosità…

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