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Posted by innocenso su 23/04/2006

PARMA — Il blog per la liberazione del piccolo Tommaso Onofri aperto domenica scorsa (http://tommasolibero.blogspot.com) si è trasformato in un «terreno di battaglia» tra innocentisti e colpevolisti, dopo l’iscrizione del padre nel registro degli indagati per pedo-pornografia. Ieri sera alle 20 i commenti erano ormai 250. Molti continuano a ribadire che l’unico scopo del sito è quello di raccogliere testimonianze, ed eventualmente elementi che possano essere utili per chi indaga sul sequestro del bimbo, ma parecchi puntano il dito proprio contro Paolo Onofri, con toni amareggiati, stupiti, e spesso con parole di sospetto, se non violente.

da Il Tempo, 11/3/2006 (Blog diviso tra innocentisti e colpevolisti)

Dopo li tragico ritrovamento del piccolo e la quasi-confessione dei due rapitori, una cosa è evidente: che attraverso una vicenda del genere, intrecciata (come per tanti casi di esclusivo possesso di immagini ritraenti minorenni immagazzinate a vario titolo nel proprio pc) con il reato di cui parla l’articolo, almeno un pò di onestà, al popolo che seguiva con accanimento quella vicenda, dovrà essere richiesta, ossia che la legge ed ogni persona di buon senso hanno l’obbligo morale di sempre distinguere, e poichè il padre non c’entra nulla col delitto del sequestro, finalmente l’attenzione comune è stata focalizzata sul vero problema: un bambino che muore per la violenza omicida di qualcuno!!
Forse tramite questa vicenda negativa si potrà trarre qualcosa di minimamente positivo: una maggiore disponibilità del grande pubblico ad imparare a pesare i fatti, cosa che il legislatore e tanti studiosi sembrano oramai fare sempre meno…
Vedi le irrazionali frasi di Massimiliano Frassi, nello “speciale Tommaso Onofri 2004-2006

“L’inchiesta è ancora aperta e come già dissi qualche settimana fa, continuo a sperare che il padre del piccolo Tommy sia innocente. Lo spero per lui, ma soprattutto per l’altro figlio rimasto. Se fosse colpevole sarà il senso di colpa, spero, ad avere la meglio ed a punirlo a vita, più di quanto non farebbe la Giustizia, ma se è innocente resta una colpa gravissima, forse altrettanto grave: l’aver raccolto materiale pedopornografico. Materiale che non dimentichiamolo, se comprato va a finanziare la seguente attività, compiuta in Italia ma prevalentemente in paesi “poveri”: un gruppo di adulti caccia dei bambini (anche di pochi mesi d’età), li tiene segregati, li droga e li abusa sotto gli occhi di un cameraman che riprende il tutto e lo immette in rete, ad uso e consumo dei pescecani che navigano le sue più putride acque. Quando l’abuso è compiuto dei bimbi ci si sbarazza….facile, e doloroso, immaginarsi come. Il sig. Onofri, stando alle dichiarazioni fatte alla stampa dagli inquirenti, di immagini realizzate in questo modo ne aveva più di 300. Se il Tribunale confermerà tale notizia, a costo di essere volgarmente impopolare, sottolineo fin d’ora che non ci sarà nessuna differenza tra lui e gli assassini del suo bambino. Poiché in entrambe i casi si è stati complici, più o meni diretti, del peggiore dei crimini.”

ed ancora: “L’Associazione (..) nasce per “Per sensibilizzare gli scettici. Abbattere gli imbecilli

Certo che se un presidente di un’associazione importante che meritoriamente lotta contro la violenza sui bambini si esprime così irrazionalmente, se io fossi un deputato o un magistrato, minimo inizierei a raccogliere firme per non sovvenzionare più gente del genere, perchè la capacità di giudicare viene prima di quella di parlare o agire, altrimenti accettiamo di buon grado qualsiasi legge liberticida, come quella ad esempio sulla nuova legittima difesa. Anche Bush e i teocon americani hanno giustificato qualunque nefandezza con il “piede di porco” della “lotta al terrorismo”, non dimentichiamolo. Mutatis mutandis…

“Massacrateli tutti. Dio riconoscerà i suoi” (Michele Roquebert, I Catari), frase attribuita ad Arnaldo Almerico abate di Citeaux in risposta a chi gli chiedeva come si potessero distinguere i cattolici dagli eretici. Il 22 luglio 1209 furono massacrati tutti gli abitanti di Béziers durante la crociata contro i Catari.

Paolo Onofri nella sua più lunga intervista (Corriere della Sera, 16/3/2006) aveva detto:

“So quello che si dice di me – risponde Onofri -. Ma chi detiene un coltello non è Jack lo squartatore. Non necessariamente, almeno”. Paolo Onofri continua a difendersi dalle accuse di pedo-pornografia che pendono sul suo conto: “Io ho scaricato quelle immagini da Internet. Ma non ho dato nulla in cambio. Tantomeno le foto dei miei figli. Solo il pensiero mi fa schifo. Mi piacciono le ragazze giovani, non le bambine. Ma tutto questo non centra con il rapimento di mio figlio. Ora l’ho confessato anche a mia moglie, che non ne sapeva niente. Non è stato facile – continua a dire al Corriere della Sera -. Siamo ancora provati. Ma ci siamo avvicinati. Questa situazione ci ha portato a superare piccoli tabù, segreti. Credo che lei abbia capito. Come io ho capito quel che lei scriveva nei suoi diari”. L’intervista esclusiva prosegue e cerca di fare luce anche sui rapporti tra lui e la moglie: “Io e mia moglie viviamo in due mondi diversi – racconta Onofri tra una sigaretta e l’altra-. Vite parallele che non si incontrano. Un problema difficile da risolvere, credo comune a molti coniugi che stanno insieme da tanto tempo. Ma ora sto scoprendo di avere al mio fianco una donna che non conoscevo. Donna e madre straordinaria. Piuttosto, non vi sembra che tutto questo parlare e indagare su di me allontani l’attenzione dalla ricerca di mio figlio, che è l’unica cosa che conta?”.È vero che sua moglie ha segnalato ai pm una anomalia da parte sua nell’acquisto del farmaco di Tommaso? “Sì, è vero – risponde il padre del piccolo Tommaso -. Ma dopo la scoperta di quei files e la vita tremenda di questi giorni, è normale che abbia sospettato di me. Credo che almeno questo si sia chiarito”.La situazione, insomma, è molto complessa, soprattutto dal punto di vista umano, come racconta lo stesso Onofri: “Se mi sento completamente sputtanato? Sì, lo sono. La mia vita è distrutta, come uomo e come professionista. Ma se questo è il prezzo che devo pagare per portare a casa mio figlio, mi sta bene, lo pagherò”. Intanto le indagini sono concentrate sul suo conto e sulla sua vita privata: “Mi pesa essere al centro dei sospetti. Sto aspettando i risultati del Ris e della Polizia postale come una liberazione. Allora, forse, si potrà cominciare a cercare altrove”. Infine: “Mi fanno sentire in colpa, al punto che mi sento davvero in colpa. Continuo a bruciarmi il cervello, chiedendomi che cosa ho fatto. Ma non trovo niente. Mi sento un contenitore vuoto”. C’è qualcuno che vuole vendicarsi? “Se fosse così, con tutto quello che sto passando, l’uomo che ha fatto questo non si è già vendicato a sufficienza? Cosa vuole ancora, che mi suicidi?”.

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