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leggi biennali

Posted by innocenso su 22/04/2006

Una nuova legge ogni due anni. E’ più o meno questa la cadenza con la quale vengono modificati gli articoli del Codice Penale che trattano la delicata materia dello sfruttamento sessuale dei minori. Il che da una parte dimostra la costante attenzione del Parlamento verso questi temi, dall’altra denota la difficoltà di giungere a un risultato soddisfacente e di lunga durata. Così dopo gli interventi normativi del 1996, legge n.66, del 1998, legge n.269, e del 2003 n.228, il legislatore torna sull’argomento con la legge n. 38 del 6 febbraio 2006 recante “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet”. E introduce significative novità, alcune delle quali piuttosto discutibili, come la definizione di “pornografia virtuale” contenuta nell’articolo 4 della nuova normativa.

In un passaggio dell’intervista, il magistrato Stefano Aprile, autore del libro “Schiavitù e sfruttamento sessuale dei minori” (Cedam, Padova 2006) afferma: “L’attuale legge aggiunge un nuovo articolo, il 600 quater 1 del codice penale, in cui compare il termine, introdotto per la prima volta, di ‘pornografia virtuale’. La normativa cioè prevede la punibilità di chi produce, commercia, diffonde, cede gratuitamente e acquista materiale pornografico anche se questo contiene immagini virtuali e non reali di minori. In questa scelta però, mancando un danno reale nei confronti di una persona, sembra prevalere l’intento moraleggiante di colpire una condotta giudicata sbagliata. Si rischia così di confondere due piani ben distinti: quello del ‘buon costume’ e quello del reato vero e proprio. Visto che esiste già una legge che punisce l’osceno, non si capisce il motivo di trasferire tale materia, in un contesto di tutt’altro genere”.
Alla domanda “che conseguenze può avere l’equiparazione tra “reale” e “virtuale”? egli risponde:
“La decisione di attribuire rilevanza penale alla pornografia virtuale è sicuramente ispirata dalla decisione del Consiglio Europeo del 22 dicembre 2003 che introduce nella definizione di pornografia infantile anche ‘l’immagine realistica di un bambino inesistente’ e anche dall’intenzione di dare un segnale chiaro di lotta allo sfruttamento sessuale dei minori. Le intenzioni sono buone, ma il risultato è discutibile: trattando allo stesso modo le due situazioni, nonostante sia contemplata una differenza dal punto di vista delle pene, comunque pesanti, si rischia di vanificare l’intento, presente nell’articolo 2 della stessa legge, di rendere concreta e prioritaria la lesione del bene giuridico. Inoltre in questo modo aumenta notevolmente e forse inutilmente il lavoro delle forze dell’ordine

da Galileo Magazine, 3 marzo 2006

almeno tre punti fermi da ricordare ad libitum:

  • la difficoltà di reprimere un fenomeno partendo dalla Zeta e non dalla A
  • il danno concreto inesistente (una aberrazione giuridica)
  • le buone intenzioni (di cui è lastricata la strada che porta all’inferno, come si suole dire)
  • l’intenzione di “dare un segnale”, che ricorda “ammazzane uno per educarne cento” di nefasta memoria
  • l’inutile aumento del lavoro delle forze dell’ordine (una sicura controintenzione del legislatore)
  • confusione di piani distinti (una ulteriore aberrazione giuridica)

3 Risposte to “leggi biennali”

  1. Anonymous said

    una legge da schifo! così un padre indegno che stupra la figlioletta prenderebbe di meno di chi possiede un fumetto erotico di minori non reali!
    ma questi legislatori dovrebbero essere internati in un ,manicomio!!

  2. Anonymous said

    veramente incredibile! il sesso virtuale punito peggio di uno stupro reale!
    leggi da manicomio criminale!

  3. Anonymous said

    veramente incredibile ,la virtualità punita peggio che la realtà:legge da manicomio!

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