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l’oggetto di studio non sempre è un oggetto

Posted by innocenso su 12/12/2005

SYDNEY – Un nuovo studio australiano mette in discussione la credenza comune secondo cui la pornografia presenta le donne come niente piu’ che oggetti sessuali. La ricerca, guidata dal professore Alan McKee dell’università del Queensland e pubblicata dalla rivista internazionale Journal of Sex Research, analizza 50 dei video pornografici più venduti in Australia, per esaminare se le persone vi sono mostrate come oggetti sessuali.
Comparando la maniera in cui sono rappresentati gli uomini e le donne, hanno annotato i diversi aspetti: chi dà inizio al rapporto sessuale, se i personaggi parlano di quello che vogliono durante il rapporto sessuale e da quale prospettiva, maschile o femminile, sono presentati i video. ”Siamo rimasti sorpresi da come le donne in questi video siano attive ed abbiano il controllo della situazione”, spiega McKee. ”Lo studio suggerisce che la pornografia, nella sua forma piu’ comune, in Australia non rappresenta le donne come oggetti, ma come agenti sessuali attivi”.
I ricercatori hanno esaminato attentamente i 50 video, per lo piu’ ottenuti dagli Usa tramite ditte di importazione postale, per analizzarne la trama. E hanno concluso che nella maggioranza sono realistici e mostrano il cosiddetto ‘sesso debole’ in posizione di potere.
Lo studio fa parte di un progetto di tre anni, finanziato dal governo federale ed il piu’ approfondito del suo genere, dedicato alla pornografia in Australia. Fra le conclusioni raggiunte finora, il fatto che i seni enormi spaventano molti uomini, che gli elettori conservatori amano le riviste porno molto piu’ dei laburisti (nonostante l’opposizione al porno dei partiti conservatori), e che i video hanno trame realistiche.”Sono risultati dichiara McKee che demoliscono lo stereotipo secondo cui i consumatori di porno come ”vecchi pervertiti con l’impermeabile”.
Delle 320 persone interrogate che dicono di usare pornografia di tipo corrente, il 20% sono donne giovani, il 33% persone sposate, il 95% credono nell’uguaglianza dei sessi e il 63% si considerano religiosi. I risultati finali della ricerca sul contenuto dei video saranno presentati al governo federale il prossimo anno e pubblicati in un libro di cultura popolare.
fonte: ANSA

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