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il grido degli studenti italiani

Posted by innocenso su 13/11/2005

«Abbiamo paura a fare una domanda, è pazzesco.
Il sesso non è trasgressione, fa parte della vita di tutti noi. Siamo
schiacciati tra tv e Internet che troppo spesso ci propinano il sesso come un
must (se non lo fai sei minorato) e una scuola sorda. Vogliamo adulti che
ascoltino e sappiano rispondere. Non vecchi latitanti»

dice Giulia. Ma chi lo dice che i ragazzi se ne fregano dei prof? Per non essere replicanti del sesso consumistico, l’Uds ha lanciato la campagna «sotto lo stesso cuore». In tanti sono scesi in piazza a Milano nei giorni scorsi contro le discriminazioni sessuali nella scuola e contro il silenzio che uccide. Hanno riempito le strade di palloncini a forma di cuore, strappando sorrisi ai vigili e alla polizia. Hanno fatto una guida per smetterla con questa omertà collosa che rende i corpi ignoranti. Vogliono seminari dove, non babbioni, ma esperti – medici, insegnanti, psicologi -, vengano a distribuire pillole di sapere di cui ciascuno farà quel che crede. La conoscenza è un puzzle che ciascuno costruisce a modo suo, ma l’informazione è un diritto di tutti. Gli studenti 2005 hanno una passione per i diritti. E hanno fretta. Il sesso, secondo libertà, cioè «sotto lo stesso cuore», un cuore che accoglie le differenze e non le espelle come mostri, è diritto dibattuto nelle assemblee autogestite in corso negli istituti. È striscione che li porterà il 26 novembre a Roma per la manifestazione di sostegno ai Pacs, il primo dicembre in piazza nella giornata contro L’Aids, a giugno al gay pride di Torino. Nel frattempo andranno nelle scuole per mettere on line nel web del cervello tutte le info che mancano alle voci «sesso», «affettività», «prevenzione», «feeling col partner, di qualunque genere sia», «lotta al machismo e al maschilismo». Obiettivo: sollecitare che si parli di amore ciascuno secondo i proprio bisogni. Così, nel mare freddo del pregiudizio, spuntano ghiacci acuminati: a Udine M., una ragazza di 17 anni, si sente dire dall’insegnante di un liceo classico che «non sta affatto bene scambiare effusioni in pubblico con la fidanzata». Il rimprovero cresce come panna montata: «non dare spettacolo, non fare esibizioni, se continui così ti abbasso la media». Alla fine M. si becca una sfilza di voti bassi: «Media sottozero a causa dell’omofobia della prof, ma come faccio a dimostrarlo?». Per i ragazzi le nozze gay sono ok e l’insegnante riporta il caso in Consiglio di Classe. Il parere degli alunni per lei è «allarme rosso». Minaccia di mitragliare le pagelle ma, in questo caso, gli altri prof fanno quadrato e la isolano. Fin qui gli omosex. E gli studenti etero? Soffrono di cliché. I maschi si induriscono e si atteggiano a machi, schivando le confidenze e il dire di sè quasi fossero missili di guerre stellari. Le ragazze non parlano. Vorrebbero, perché sono più attratte dal confronto, ma con chi farlo? Spesso i prof sono bigotti senza ritegno e quelli che un tempo erano aperti sono sedotti dal pessimismo che oggi fa tanto fico. Il vuoto di parole e di confronto pesa da paura.
da l’Unità del 10/11/2005

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