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Ipocrisia genitoriale

Posted by innocenso su 02/11/2013

Un ottimo Angelo Mellone su Il Giornale di oggi 2/11/2013 ci ricorda quanto sia “ipocrita indignarsi per le baby prostitute della Roma bene. Il nuovo lolitismo è figlio più di famiglie distratte che del web

Ogni tanto scopriamo che esistono gli adolescenti e che sono diversi dagli adulti. Se poi c’entra il sesso mercificato la sorpresa diventa meraviglia nera: dire «baby prostitute» smuove un immaginario terribile e morboso.
E stavolta tocca a Roma. La storia è nota. Una madre esasperata dal comportamento della figlia 14enne, inspiegabilmente «paccata» si dice così a Roma di soldi, si rivolge ai Carabinieri. E così, in zona Parioli, nella Roma bene dell’Aniene, dei viali benestanti, di piazza Euclide e di qualche scandaletto alla Lande, scopriamo che in un appartamento due ragazzine si prostituiscono, addirittura complice una madre (quella dell’altra, una barista del Prenestino). E apprendiamo che su Internet c’è un giro fitto di prostituzione da appartamento: in mezzo a questa bacheca virtuale, le due bambine cresciute in fretta andavano con vecchi e meno vecchi per comprarsi borse griffate e girare locali alla moda.
Si occupino le forze dell’ordine a concludere le indagini e punire i colpevoli dello sfruttamento di due ragazzine troppo giovani per discernere il bene dal male. Certo è che fingere sorpresa è operazione ipocrita. Gli ingredienti per l’indignazione facile ci sono tutti: la giovane età, una madre coinvolta, il quartiere ricco, il giro di gente danarosa che promette viaggi in barca, vezzeggiativi osceni che viaggiano per sms, lo squallore coperto dagli euro e dai privé nei posti à la page. Tutto brutto, bruttissimo, orrendo. Solo che, a parte la notizia in sé e la localizzazione di un letto sporco di sesso fuori età, non c’è nulla di nuovo nella storia, nemmeno a Roma. Lo testimoniano tante inchieste degli anni passati, o libri come Ho dodici anni, faccio la cubista, mi chiamano principessa, un’inchiesta addirittura sui ragazzini delle medie che Marida Lombardo Pijola svolse partendo dalle chat e dal mondo di Internet. La stessa fantasia ha viaggiato in questa direzione e nelle zone in cui si è consumato lo «scandalo». (..) Ci vuol poco a ricordare le inchieste dedicate alle ragazzine che, nelle piazze più frequentate dai giovani, scambiavano veloci prestazioni sessuali per una ricarica, la stessa «ricarica» che una delle due minorenni chiede a uno dei suoi clienti.
E allora, tanto per cambiare, il problema va ribaltato e magari posto in primis ai genitori degli adolescenti di oggi, di questi deboli Narcisi che negli oggetti cercano la conferma della propria personalità: ma li conoscete i vostri figli? Ma sapete che rapporto hanno con il sesso, oppure no, oppure non sapete con quale velocità passano nel letto dalla compagnia dell’orsacchiotto a quella di un corpo? Oggi gli adolescenti, questa è la verità, hanno con il sesso un rapporto puramente meccanico e funzionale. (..) È sufficiente chiedere ai ragazzi di oggi, captare i loro discorsi al bar, in particolare quelli delle ragazzine, dimostrazione che davvero oggi la donna, la «lolitina» degli sms dell’ultimo maiale di turno, è diventato «sesso forte» e ha raggiunto rispetto al maschio in pubertà non la parità, ma la supremazia. Cari genitori, sveglia. Poi, per indignarsi c’è sempre tempo.

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Salotti con 40 euro

Posted by innocenso su 20/08/2013

nofotoBaracche come salotti. Quando migliaia di uomini sanno che valgono più i 40 euro per un salotto improvvisato che i 4000 che hanno speso per una casa presentabile ma…magari senza emozioni e litigi casalinghi! Che poi diventano un “problema per le mamme” non si sa perchè. O forse il perchè c’è: incapacità ad educare alla “dura realtà”.

Intorno alla cascina Continassa ci sono le baracche del piacere, a pagamento ovviamente e quasi invisibili. Sono nascoste dietro gli alberi e i cespugli dei prati incolti dove non smettono mai di cantare i grilli. Casupole di pochi passi fatte di niente. Cartone, lastre di legno e nylon. «E’ un po’ come se fosse la mia villetta», dice la sua proprietaria, una trentenne albanese, tacchi a spillo e vestitino leopardato. E’ una delle prostitute dei marciapiedi di questo pezzo delle Vallette dove il mercato del sesso apre alle 10 di mattina.

«Le prime ragazze nella zona sono arrivate nel 2006 – dice un residente di corso Ferrara -. Nell’ultimo periodo però si sono moltiplicate. E sono praticamente sempre nude». Tacchi o zeppe, reggiseno e tanga. Sono diventate un problema per le mamme dei bambini che frequentano il Parco di via delle Primule.  I genitori si sono lamentati con i vigili per la ragazza che svestita batteva a pochi passi dalle giostrine. Poco o niente addosso, come le altre che si vendono in via delle Primule e corso Ferrara.

Sono quasi una trentina le ragazze che «lavorano» nelle strade intorno alle Vallette. Sono tutte ragazze dell’Est: la maggioranza sono romene, alcune sono albanesi, una è ucraina e una è greca. L’età media è vent’anni. Per una prestazione ci vogliono 50 euro. I clienti sono anziani in bicicletta, ma anche gente distinta con macchine costose. Spesso sono professionisti durante la pausa pranzo del lavoro.
«Per costruirla ho pagato quaranta euro», racconta una giovane. E’ un tugurio di fortuna: c’è un materasso per terra, una vecchia poltrona, un divano e uno specchio. Per terra, decine di profilattici e fazzolettini, mentre in un angolo si scorge una rosa infilata in una bottiglia di plastica. Una boccata di romanticismo (…).

fonte: la stampa

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omosessuali e laicità: le novità di papa francesco

Posted by innocenso su 08/08/2013

gays-in-church

Un ottimo articolo del grande giurista Gustavo Zagrebelsky

Gay, il Papa parla come il Vangelo

Tra i fatti e i detti mirabili di questo  nuovo Papa, due dichiarazioni meritano di essere riprese, alla ricerca della loro portata e del loro senso prospettico. La prima è stata ripetutamente commentata, anche se in una versione amputata di una parte importante, ed è la risposta data a una domanda sull’omosessualità: «se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?». La seconda sembra essere rimasta in ombra, anche se l’intero discorso in cui è inserita si trova pubblicato sul sito ufficiale della Santa Sede. Si tratta del richiamo fatto, rivolgendosi ai dirigenti del Brasile, alla laicità dello Stato: «E’ impossibile immaginare un futuro per la società senza un forte contributo di energie morali in una democrazia che rimanga chiusa nella pura logica o nel mero equilibrio di rappresentanza di interessi costituiti. Considero come fondamentale in questo dialogo il contributo delle grandi tradizioni religiose, che svolgono un fecondo ruolo di lievito della vita sociale e di animazione della democrazia.
Favorevole alla pacifica convivenza tra religioni diverse è la laicità dello Stato, che, senza assumere come propria nessuna posizione confessionale, rispetta e valorizza la presenza della dimensione religiosa nella società, favorendone le sue espressioni più concrete».
V’è un nesso tra ciò che ha detto il Papa nell’una e nell’altra occasione. La sua risposta sull’omosessualità non può essere intesa legandola al solo tema occasionale. Essa riguarda anche la «ricerca del Signore» e la «buona volontà», se non nel loro contenuto, almeno nelle loro modalità. E il Papa non impone, non giudica e invece rispetta.
Come non vedere una novità, rispetto alle verità dichiarate e assolute, spesso in forma di anatema?
Come non interrogarsi sulle conseguenze generali? Senza giudizio definitivo e imposto dall’alto, i convincimenti diversi e le opinioni si confrontano nel dialogo, cercano composizione, attendono e concedono. E il confronto, almeno sul piano
della convivenza e fatti salvi i presupposti di ciascuno, arricchisce e corregge gli uni e gli altri.
E qui interviene il valore che il Papa attribuisce alla laicità dello Stato, che non deve prendere alcuna posizione confessionale mostrando di preferire l’una o l’altra religione o confessione. Si tratta di affermazioni in sintonia con i principi europei di democrazia e rispetto dei diritti umani individuali: lo Stato deve essere organizzatore neutro della convivenza pacifica delle varie religioni e astenersi dal manifestare preferenze.
Questa neutralità riguarda e rispetta la libertà di tutti nelle scelte filosofiche e religiose, quella di chi crede come quella di chi non crede. Le scelte confessionali da parte degli Stati hanno forme molteplici e diverse: dal mantenimento di chiese di Stato, come quella britannica odi diversi Paesi nord-europei, all’ostentata preferenza per una confessione religiosa in momenti simbolici pubblici, alla soggezione manifesta alle indicazioni di quella confessione religiosa nelle scelte politiche.
Tutto ciò è incompatibile con la laicità dello Stato, rende difficile la presenza della dimensione religiosa nello spazio pubblico e la valorizzazione delle sue espressioni concrete. Donde, anche in Italia, lo scontro tra chi la contrasta, negandone la stessa legittimità e riducendola alla sola area privata, e chi da parte opposta pretende di imporre le proprie scelte religiose nelle decisioni politiche dello Stato.
Frutto di chiusura pregiudiziale da parte laica e di trinceramento rassicurante da parte cattolica tradizionalista, si è assistito all’immediata banalizzazione delle affermazioni del Papa: nessuna novità, tutto come prima e come sempre! Solo un cambiamento di stile comunicativo. Gli uni e gli altri non pronti a inoltrarsi nel mare aperto del confronto, impauriti della nuova possibilità necessità di dialogo.
E’ ovvio che il Papa si esprima in una linea di continuità rispetto ai suoi predecessori, ai documenti della Chiesa e alla sua tradizione. Non sarebbe immaginabile una rottura da parte dì chi ha assunto la responsabilità di guidare un’istituzione
come la Chiesa millenaria, globale, complessa, profondamente variegata al suo interno.
Ma il Papa risale alle origini fondamentali e parla come il Vangelo: la nuova apertura ne è la conseguenza.
I segni sono forti e sarebbe irresponsabile non coglierli, impedendone il benefico effetto nella ricerca di soluzioni per i temi etici di società sensibili: anche quelli che vengono chiamati «divisivi», per suggerire che non sarebbero affrontabili senza scontro, trionfo degli uni e sconfitta degli altri.
Quando il Papa richiama gli Stati laici a lasciar spazio alla dimensione religiosa nella società senza immischiarsi e a «favorirne le espressioni più concrete», il pensiero corre agli straordinari esempi di generosità ed efficacia, nell’azione concreta di difesa sul terreno dei diritti dei più deboli, da parte di tante organizzazioni religiose, in Italia particolarmente cattoliche, insieme a quelle laiche e a quelle in cui l’azione comune prescinde dalle appartenenze. Su quel terreno a quel decisivo livello molte contrapposizioni e rigidezze dogmatiche si attenuano e interessano meno. Ampie condivisioni di valori, almeno nei loro riflessi sui problemi concreti, attraversano i confini identitari.

Fonte: La Stampa, 7/8/2013

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la faccia lavata della polizia

Posted by innocenso su 06/08/2013

lavaggiCari lettori,
ho scorto questa interessante notizia ma…si sa, la polizia spesso non ha null’altro di meglio da fare che far chiudere attività che diventano troppo attraenti o forse sottraggono risorse a qualcun altro più importante.

Leggo infatti su http://www.kisskissnapoli.it/index.php/news1/attualita/2087:

Parecchi automobilisti fanno passare spesso troppo tempo tra un lavaggio dell’auto e l’altro, ma in Malesia i titolari di una ditta avevano promosso un’iniziativa per fidelizzare i clienti e farli tornare “prima”.

Una ditta di autolavaggi di Kuala Lumpur, infatti, dopo 9 lavaggi offrivano il sesso gratuito, messo a disposizione grazie ai “servizi” di alcune giovani escort, arruolate per il caso, proprio per soddisfare i clienti.
Ma la polizia si è accorta di questa insolita iniziativa ed ha arrestato nove donne vietnamite di età compresa tra i 18 e i 28 anni, oltre ai quattro titolari dell’autolavaggio.
Gli automobilisti che lavavano l’auto 9 volte, potevano godere dell’offerta extra entro un breve periodo di tempo. Al decimo lavaggio scattava il sesso libero. Poi c’era anche chi voleva il sesso senza approfittare della promozione, ma doveva pagare tra i 26 e i 42 dollari.

Semplicemente incredibile se un pò si conosce come in Malesia il sesso a pagamento non sia un tabù.

Scrive infatti un corrispondente su www.gnoccatravels.com “La prostituzione a KL è lanciatissima, un po’ stile Thailand, ragazze che ti fermano ovunque nei locali, ti sorridono e ti vengono a cercare loro.”

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la libridine dopo la libidine

Posted by innocenso su 16/07/2013

sashagreybooksCari lettori, la bellissima Sasha Grey è approdata alla letteratura. Le auguriamo uno sfavillante successo come quello che ha meritatamente avuto nell’hardcore.

Riporto la notizia da annunci69.it, sezione libri

Sasha Grey: un nome, una garanzia per l’industria dell’adult. Sarà lo stesso per la letteratura? La giovane americana, bella, spregiudicata e aperta a tutto, ha appena dato alle stampe il suo primo romanzo: The Juliette Society, edito per l’Italia da Rizzoli. Sasha passa con disinvoltura dal sesso hardcore alla trama dei propri pensieri, che restituisce in un romanzo erotico molto ben confenzionato.
La protagonista del libro è Catherine, una ragazza normale, presa dagli studi universitari di cinema e dall’amore (monogamo) per il giovane e bel fidanzato. La sua vita è solida e sicura, ma quando le assenze del compagno Jack si fanno più frequenti e il lavoro si impone sulla vita di coppia, Catherine si ritrova improvvisamente a fare i conti con la solitudine e con i suoi sogni ad occhi aperti. Catherine è sensibile, intelligente, colta; ma è anche una giovane e calda donna, desiderosa di esplorare il proprio eros e le fantasie nascoste che la fanno palpitare intimamente. L’incontro galeotto con una compagna di studi, Anna, innescherà in lei la miccia della perversione.
Anna è una dea del sesso disinibito e trasgressivo ma anche un’amica fidata; la compagnia ideale per intraprendere la strada della liberazione sessuale. Catherine lascerà per la prima volta che i sensi prevalgano sulla ragione, rischiando spesso di venirne travolta.

La critica letteraria, unanime, applaude;
“Un esordio sorprendente e fuori dagli schemi. Un debutto narrativo che seduce, scandalizza e fa sognare”.

Non aspettatevi nulla di pornografico. Sasha ha corpo e cervello, e sa esattamente come utilizzare le sue armi. The Juliette Society è un romanzo in cui la carne è schiava della ragione, è un affascinante viaggio nella passione e nella forza cerebrale che la anima. Leggetela sotto l’ombrellone; pare ne valga davvero la pena!

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una rivoluzione tradita

Posted by innocenso su 16/04/2013

faeryqueenaeval_ed5697Cari lettori,
sottopongo alla vostra attenzione meritevoli passaggi tratti da un articolo di un periodico brindisino, di quelli che si mantengono con la pubblicità e che pubblicizzano eventi locali. I dati dimostrano quanto sia necessario non abbassare la guardia sull’educazione sessuale dei giovani adolescenti.

Di chi è questo?” era la fatidica domanda rivolta con tono severo da un professore agli alunni di una classe di liceo, in un famoso spot dei preservativi “Control”. Erano gli anni Novanta, e la risposta “è mio” da parte di tutti gli studenti presenti in classe ha rappresentato una vera e propria rivoluzione nel mondo della sessualità sicura fra i giovani. Un tormentone che ha segnato la svolta nel mondo delle passioni, dei rapporti sessuali protetti e delle malattie sessualmente trasmissibili, ma che oggi, dopo oltre dieci anni, non troverebbe la stessa risposta corale.

A dimostrarlo le recenti indagini dell’Eurisko e della Società italiana di ginecolgia, che bocciano i teenager italiani all’esame del sesso sicuro. Oltre la metà degli adolescenti ignora le regole basilari della sessualità consapevole, soprattutto a causa di una dilagante disinformazione. Grazie alla prevenzione, all’assistenza psicologica e all’educazione socioaffettiva e sessuale, si sono raggiunti obiettivi importanti come il sensibile calo di interruzioni di gravidanza fra teenager. Nell’ultimo anno, tra i consultori cittadini, se ne sono registrate “solo” cinque (dati Asl Br 2012).

Così, mentre si discute sul mettere al centro la salute di genere, l’’autodeterminazione delle donne e la maternità come scelta consapevole, in quasi tutte le scuole superiori di secondo grado di Brindisi, insegnanti e alunni raccontano dei sempre più numerosi casi di “teen family.
E se l’età media di mamme e papà brindisini supera i trenta, fa riflettere quel non trascurabile 3,8% di bambini nati nel 2011 da genitrici dai 15 ai 19 anni (dati Istat 2011).

fonte ilovebrindisi.it, 19/03/2013 (maura cesaria)

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l’incontenibile gioia indiana

Posted by innocenso su 17/10/2012

Cari lettori,

vi segnalo un entusiasmante video amatoriale. La ragazza che si esprime così bene davanti ad un webcam pare di nazionalità indiana. Un talento che spero sia naturale e che trovi ampio spazio nei media.

Se l’India è la patria del Kamasutra, questa donna penso possa esprimere al meglio il cuore dell’erotismo orientale.

Lo trovate (fintanto che è disponibile, ahimè) al link qui sotto:  Webcam-Bigtit-Strip

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l’immobile censura televisiva

Posted by innocenso su 19/08/2012

Ricordate il manifesto utilizzato nel 2008 dagli studenti francesi per denunciare la carenza di alloggi per universitari? Fece scalpore ma…in Italia non venne censurato, anzi pare che, oltre all’UDU, anche il PD (Partito Democratico) lo utilizzò a sua volta.

Quattro anni dopo, un bellissimo video, partendo sempre dalla carenza (e relativa necessità di alloggi) per i giovani che sono costretti da sempre ad arrangiarsi in auto, viene ideato per conto del sito di annunci immobiliari idealista.it.

Che, però, a differenza di altri Paesi europei, viene prontamente censurato dalle nostre emittenti nazionali. Riporto quanto stampato con rammarico dallo stesso sito.

Dal 15/06/2012 è visibile su idealista.it il nuovo spot del portale rifiutato dalle emittenti italiane, dalla rai a mtv, perché considerato “potenzialmente offensivo nei confronti dei telespettatori”

lo spot è in linea con un brand non convenzionale nel mondo immobiliare che strizza l’occhio ai giovani e a chi si sente giovane. proprio a questi è destinato lo spot che sprona a trovarsi una casa su idealista.it, partendo da un’intuizione semplice: in quale momento hai pensato: “ho bisogno di una casa…”? la risposta che ci è venuta più spontanea è stata: “quando fai sesso in macchina con la paura di essere beccato in flagrante“. abbiamo pensato che l’idea fosse davvero divertente e che milioni di italiani potessero identificarsi nella situazione che la sequenza mostra in modo ironico

stavamo pensando al nostro nuovo spot quando ci siamo detti: “tutti si lamentano che non ci sono soldi, ma in realtà mancano anche le buone idee. così abbiamo optato per uno spot fresco e che non passasse inosservato, che rompesse l’apatia dello spettatore creando con lo stesso un rapporto di complicità con la marca, senza perdere di vista la ragione d’uso del sito”, spiega vincenzo de tommaso, responsabile comunicazione di idealista.it

ma non avevamo fatto i conti con la censura. una versione “velata” dello spot era stata proposta a rai e mediaset con un testo che invitava a guardare lo spot su idealista.it, tuttavia anche quello era stato vietato, mentre è stato consentito in spagna, dove una versione velata dello spot di idealista.com va in onda prima dalle 22:00, mentre dopo questo orario, che corrisponde al prime time per gli spagnoli, va in onda la versione completa.

L’azienda ha ritenuto opportuno diffondere lo spot via internet per dimostrare che la rete è uno spazio libero e va oltre le censure, così un innocuo spot pubblicitario diventa una comunicazione per dire no all’ipocrisia

veniamo da un’epoca nella quale il costume nazionale non è stato certo improntato alla pudicizia per questo il rifiuto della televisione ci sorprende perchè stigmatizza un fatto normale, ovvero il sesso tra i giovani, come uno scandalo.  “ma non cerchiamo la polemica, piuttosto ci proponiamo di trovare una soluzione (cercati una casa), partendo da un problema (fare sesso nell’auto)“, come afferma fernando encinar, direttore comunicazione del gruppo.

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niente doccia, siamo inglesi

Posted by innocenso su 18/08/2012

Negli USA e nel Regno Unito sta montando una sorta di moda a metà tra ambientalismo, pigrizia e snobismo: la rinuncia alla doccia e spesso anche a shampoo e saponetta. Così c’è chi, dopo una corsa nel parco, preferisce rinfrescarsi con salviettine umidificanti anzichè lasciar scorrere l’acqua del bagno. O chi al posto del deodorante opta per una fetta di limone spalmata sotto le ascelle.

L’ambientalista inglese Doonachadh McCarthy, limitando le docce a due volte la settimana ha ridotto il suo consumo di acqua a  20 litri al giorno, ben sotto la media nazionale che è tra 100 e 150 litri. I dermatologi, pur rilevando che un continuo e regolare lavaggio potrebbe liberare la pelle da germi che possono esserle utili, consigliano di saltare una doccia o due, ma senza esagerare.

Fonte: Optima salute, n.191, 12/2010

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la lega legata ai valori. vecchi e nuovi

Posted by innocenso su 18/08/2012

La sempreverde e immaginaria idea delle donne della nuova generazione “maggiormente disponibili rispetto al passato” in una vecchia dichiarazione del leader della Lega Nord. Sarà probabilmente l’eterno ritorno degli adulti che rimpiangono di non aver preso (e di aver perso) il treno…del turno dopo! Dalle dichiarazioni di Bossi non si comprende più di tanto, per la verità, se la nostalgia sia per i presunti “valori” vecchi o per quelli nuovi.

Era molto più difficile allora. Le ragazze difendevano i valori e non si riusciva a combinare niente. Oggi il sesso è a portata di mano. Allora era più lunga la faccenda. Comunque c’erano le vie di mezzo. (Umberto Bossi, intervista al Sette del Corsera).

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l’incosciente deforestazione

Posted by innocenso su 18/08/2012

Ricordate l’articolo di qualche tempo fa? Ci viene nuovamente in aiuto una donna, Emily Polis Gibson, medical director dell’health center alla Western Washington University, con questo articolo.

(…) Deve essere successo qualcosa negli ultimi dieci anni perché le quantità di tempo, energia, denaro ed emozioni che entrambi i sessi spendono per estirpare i peli dai loro genitali sono astronomiche. L’industria della depilazione genitale, compresi i medici professionisti che pubblicizzano i loro servizi specializzati per chi cerca il look “pulito e nudo“, è in crescita esponenziale.

Ma perché prendersela con i peli del povero pube? Alcune teorie sociologiche suggeriscono che ciò ha a che fare con le tendenze culturali generate da bikini e tanga, da alcuni attori e attrici, da un desiderio di ritorno all’infanzia, da un maldestro tentativo di igiene o uno sforzo per essere più attraente per un partner. Sicuramente gli esseri umani non sono così ingenui da essere suscettibili alle tendenze della moda e pregiudizi.

Si tratta, purtroppo, di una guerra sbagliata. Già da tempo i chirurghi hanno compreso che la rasatura di una parte del corpo prima dell’intervento ha nei fatti aumentato anziché diminuire le infezioni della zona da sottoporre a operazioni. Non importa quali armi costose e complesse vengono utilizzate – lamette da barba, rasoi elettrici, pinzette, ceretta, creme depilatorie, elettrolisi – i peli, come l’erba selvatica, sempre ricrescono e alla fine vincono (la battaglia). Nel frattempo, la pelle subisce gli effetti di un campo di battaglia bruciato.

La rimozione dei peli pubici naturalmente irrita e infiamma i follicoli dei peli estirpati, lasciando microscopiche ferite aperte. Così, anzichè soffrire peli duri come una spazzola, è necessaria una depilazione frequente per far rimanere liscia la pelle, causando regolare irritazione della zona rasata o cerata. Quando l’irritazione poi si combina con l’ambiente caldo e umido dei genitali, diventa un terreno ideale di coltura per alcuni dei peggiori di batteri patogeni, vale a dire lo streptococco di gruppo A, Staphylococcus aureus e la sua recente mutazione stafilococco aureus resistente alle penicillina (MRSA). C’è un aumento di foruncoli di stafilococco e ascessi, che richiedono incisioni per drenare l’infezione, causando cicatrici che possono essere significative. Non è affatto raro trovare pustole e altre infiammazioni dei follicoli piliferi su genitali rasati.

Inoltre, ho visto la cellulite (infezione batterica dei tessuti molli senza ascesso) dello scroto, delle labbra e del pene causata dalla diffusione di batteri da depilazione o dal contatto sessuale con la pelle di un partner con batteri quali streptococco o stafilococco .

Alcuni medici stanno inoltre scoprendo che le zone pubiche e genitali appena rasate sono anche più vulnerabili alle infezioni da herpes a causa delle ferite microscopiche ed essendo esposte al virus trasmesso da bocca o genitali. Ne consegue che ci potrebbe essere ulteriore vulnerabilità alla diffusione di altre malattie sessualmente trasmissibili (STI).

I peli pubici hanno un scopo, quello di proteggere come un cuscinetto contro l’attrito che può causare abrasioni e lesioni della pelle, ad evitare infezione provocata da batteri e altri agenti patogeni indesiderati. Sono il risultato visibile dei tanto attesi ormoni adolescenziali, certamente nulla di cui vergognarsi o essere imbarazzati!

E’ ora di dichiarare una tregua nella guerra contro i peli pubici e permettere loro di rimanere là dove appartengono. Incoraggiamo i nostri pazienti a lasciare “le cose come stanno“.

Il famoso artista di strada Bansky avrà probabilmente invitato a suo modo ad abbandonare la stessa battaglia, quando ha pensato alla trilogia apparsa a Londra, l’ultima delle quali è la foto iniziale di questo articolo. Ripresa in una delle discussioni scaturite dallo scritto della dott.ssa Gibson.

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età del consenso e pedofilia immaginaria

Posted by innocenso su 17/08/2012

Cari lettori, vi riporto buona parte dell’interessante articolo, ampiamente commentato e tradotto nelle parti che ho reputato più adatte al mio blog, della giornalista e scrittrice Rachel Rabbit White, apparso il 22/3/2012 sul suo blog.

Recentemente ho visto un documentario intitolato Are All Men Pedophiles? (tutti gli uomini sono pedofili?) che sta facendo il giro dei festival del cinema. Il film esplora la differenza tra pedofilia (attrazione per i bambini) e hebephilia / ephebophilia (attrazione per i ragazzi) e cerca di evidenziare questi ultimi come normali.

La tesi del regista è che l’hebephilia sia piuttosto naturale. Una voce fuori campo spiega che i ragazzi comprendono il desiderio. Stando al film, la maggior parte degli adulti sono attratti da altri adulti e talvolta da adolescenti. Dopo tutto i modelli e le modelle di successo hanno 16 anni. Ed entro i 16 anni la maggior parte delle donne sono sessualmente mature (per i ragazzi la maggiorparte entro 17 o 18).

Are All Men Pedophiles? . Il film ricorda anche come l’età del consenso sia differente in molte aree del mondo. L’argomento qui è che il cappello dei 18 anni è comodo, ma non è nè coerente con lo sviluppo fisico né universale. Differenti aree del mondo hanno differenti leggi sul consenso. Ciò su cui il film sembra riflettere è dunque questo: la stessa situazione è realmente diversa solo perchè considerata in luoghi o circostanze diversi?

Infine l’autrice Rachel R. White ha chiesto “Cosa ne pensate dell’età del consenso? E’ diverso in situazioni diverse?”

Interessanti alcune risposte che ha avuto. Ne riporto stralci.

Tatiana scrive: “Parlando in generale, noi non siamo attratti dall’età – siamo attratti dai corpi delle persone o delle loro caratteristiche (che poi associamo con l’età). Per esempio, io ho 24 anni, ma REGOLARMENTE mi viene detto che sembro un’adolescente. In effetti, in una recente festa di Capodanno, un dodicenne è rimasto a bocca aperta quando ha scoperto la mia età perché pensava che avessi 15 anni o giù di lì. Questa è stata una costante fonte di frustrazione per me perché non ho mai dimostrato la mia età reale. Ho un aspetto giovane. Chi vorrebbe uscire con me?

Penso sia importante notare che è vero che le modelle sono sedicenni, ma non dimenticate che non sembrano tali. Sembrano molto più adulte, ed è comune per una persona giovane essere considerata attraente quando appare più adulta (e per una persona anziana di essere considerato più attraente quando appare più giovane).

Duana Welch (esperta in psicologia dello sviluppo) scrive:

Ho spesso provato vergogna quando mi è capitato di sentire qualcuno di 18 anni che ha avuto rapporti sessuali con la sua fidanzata di 17 consenziente venire etichettato come un molestatore sessuale nell’identico modo che se la ragazza ne avesse avuti 10. C’è una zona grigia, certo, e le nostre leggi devono riconoscerlo.

Proprio oggi discutevo con amici di quando ho avuto un fidanzato molto più grande di me quando ero più giovane, e di come avevo nascosto il rapporto alla mia famiglia perché sapevo che avrebbero rovinato la sua vita, se possibile. Ero un’adulta consenziente di 22 anni. Eppure loro avrebbero potuto distruggerlo.

Quanto più vero ciò se avessi avuto 17 anni! Sono disposta a scommettere che questa criminalizzazione si sta verificando perché i genitori sono molto a disagio con la sessualità emergente dei propri figli, una sessualità emergente che sia l’adolescente che il suo partner vogliono esplorare. Tale comportamento (dei genitori) è normale, pericoloso e criminale? A mio avviso, Sì!

Annota Tim:

“Hmm, non ho mai riflettuto molto sull’età del consenso, in realtà. Ma io vivo in Germania, dove ci sono varie fasce di “età del consenso”.

Qui, gli individui vengono separati in base all’età in cinque diversi gruppi:

Gruppo A: 0-13 anni
Gruppo B: 14-15 anni
Gruppo C: 16-21 anni
Gruppo D: 21 + anni

Come regola generale, è permesso avere rapporti sessuali con persone provenienti dai gruppi adiacenti al vostro, con l’eccezione del gruppo A, al quale non è legalmente permesso fare sesso. Sebbene quando due persone di età inferiore ai 14 anni abbiano avuto rapporti sessuali tra loro, ciò comporta lievi conseguenze legali, se sono sotto l’età della responsabilità penale (convenientemente 14).

E penso che sia un buon modo di gestire la materia.

Una donna con lo pseudonimo “Lifeguard of Love” (Guardia del corpo dell’Amore) descrive così la sua esperienza:

Quando avevo 16 anni, il mio “fidanzato di internet” di 26 anni, si trasferì nella mia città. I miei genitori sapevano e pensavano che tutto fosse OK (probabilmente perché lo avevo rivelato loro un anno prima e ne dedussero che fossi stata onesta). Non provavo alcun interesse sessuale per lui; anzi non volevo nemmeno si muovesse, ma oramai era “troppo tardi”.  Anche se non ho avuto alcun interesse sessuale (e non ha mai provato nulla), ho cercato di avere un rapporto affettuoso.

In questa situazione, il tipo non era un pedofilo – (…) Eppure i miei amici lo chiamavano “il vecchio”.

Dopo aver rotto con lui, ancora sedicenne, ma prima che si allontanasse nuovamente, ho iniziato a frequentare e perso la mia verginità con un grasso maschiaccio diciottenne.  Credo che tecnicamente fosse un rapporto illegale nel mio stato. In termini emotivi e di esperienza eravamo “su un diverso piano”. Quando avevo 17 anni, ho incontrato due giovani di 15 anni. Quando ne avevo 19, ho incontrato una donna di 16. Raccontando queste storie mi rendo conto di quanti rapporti illegali ho avuto, haha! In un certo senso, era tutto innocuo, fatta eccezione per il dolore e la frustrazione quando non si è nello “stesso posto” emotivo ed esperienziale. E’ semplicemente sbagliato il momento! Così è stato per me.

Quando guardo agli equilibri di potere in questi rapporti, mi rendo conto di quanto ciò sia relativo alla propria situazione e posizione. Come quando il tizio si trasferì nella mia città e non potei fermarlo. (…)

Mio marito è 4 mesi più giovane di me, ed è l’unica persona mia coetanea con cui abbia avuto una relazione. Le somiglianze nelle nostre esperienze – il nostro modo di rispecchiarci – sono stati una fonte praticamente inesauribile di collegamento. E ciò mi rende felice.

Ho molto pensato recentemente al concetto della “età del consenso” e mi piacerebbe dire la mia sul fatto che gli americani, in generale, stanno cercando di impedire agli adolescenti di avere rapporti sessuali. Il sesso era LA COSA NUMERO 1 E PIU’ IMPORTANTE  per me quando avevo 16-18 anni. Ho avuto la fortuna di viverlo in maniera sana e pienamente consensuale, e non so se tutti siano così fortunati, ma sembra così contro il buonsenso che la società reprima il sesso proprio nel momento in cui è così importante. Mi piacerebbe credere che l’educazione sessuale e il controllo delle nascite consentano a tutti di avere lo stesso grado di gioia e divertimento a quell’età.

Replica l’autore, Rachel White: Duana, grande commento.

Quindi, non solo è possibile che quel 18enne si sporchi la fedina penale, vi è anche tutta la questione degli adolescenti che, avendo avuto rapporti tra loro, debbano farsi carico dell’accusa di “pornografia infantile” per foto di se stessi! Penso che hai colto nel segno quando hai scritto che si tratta più che altro di disagio di adulti con la sessualità adolescente. Ma alla fine ciò che sta accadendo è tutta questa ansia e controllo sulla sessualità adolescenziale. Che mi sembra quasi più angosciante.

Intendo dire che i ragazzi sono esseri sessuati e dovrebbero essere in grado di esplorare e di esprimere la loro sessualità. Io credo che non ci debba più essere vergogna e controllo su di essa (ad esempio: sfregarsi le mani in riferimento agli scambi di foto e testi erotici), quanto piuttosto più educazione sessuale, una migliore educazione sessuale, educazione sessuale del piacere e tutto del sesso.

Tim,

Interessanti queste leggi! Mi colpiscono come del tutto logiche, salvo quando avevo 14 anni che ho avuto alcuni fidanzati pochi che ne avevano 13. Nessuno dei ragazzi della mia classe mi piaceva, ero una ragazza strana. Qualsiasi dell’ottavo anno a cui chiedevo di uscire diceva di no … Così ho iniziato a chiedere agli alunni del 7 °. E mi son piaciuti. Posso pensare che ci siano degli inconvenienti?

Lifeguard,

Grazie mille per aver condiviso la tua storia. Un sacco di aneddoti interessanti abbiamo letto qui. Una cosa che sento di dover sottolineare è che questa roba accade da sempre. Da sempre. Nella vita reale i miei amici non sono rimasti scioccati dai 17 anni. Al massimo per loro era da considerarsi emozionante o divertente. Ma “in teoria” noi leggiamo che ciò è brutto o sbagliato.

Significa barare. Gli americani sono costantemente sconvolti e indignato dai politici e dalle star che barano divorziando. Eppure barare è così comune. Succede sempre così. Si potrebbe argomentare che succede sempre perché gli esseri umani non sono fatti per la monogamia o perchè la chiusura dei rapporti è naturale.

Oserei indovinare che il regista usi lo stesso argomento sull’hebephilia, succede sempre perché è naturale, ecc. Me? Personalmente non sono così sicura che “naturale” sia un argomento solido. Hmmm (…)

Inoltre, riporto da un interessante articolo che ho appena trovato sulla disparità di età nelle relazioni omosessuali: “le differenze di età tendono ad essere più accettate nella comunità omosessuale di quanto non lo siano in generale. Forse questo accade perché stiamo già facendo qualcosa che si differenzia dalla norma, quindi una differenza di età è solo la ciliegina sulla torta della devianza. O forse ha a che fare con la tendenza generale alla differenza di età tra coppie eterosessuali. “

Dice Tom Jones

Joan Collins (ora 72enne) afferma di aver perso la verginità all’età di 15 anni con Marlon Brando, che ne aveva 30. Fosse accaduto oggi, la legge avrebbe gettato Brando in prigione a vita, o che Collins è stata soggetta ad abuso, anche qualora lei potrebbe aver pensato che ciò fosse giusto per se stessa.

In realtà ci sono un sacco di celebrità che affermano di aver perso la verginità in età anche più giovani, e vantarsi, piuttosto lamentarsi di presunti abusi. Con ciò non dico che il sesso con minorenni è giusto, ma che chiunque induca altri a sesso forzato, indipendentemente dall’età, deve essere perseguito.

Penso che la legge non abbia nulla da dirmi, come ragazzo, se possa o meno sperimentare qualsiasi aspetto del sesso, così come farlo con amici davanti ad una webcam nella sicurezza della mia casa.

Precisa poi Carl A:

(…) Personalmente credo che l’intera questione sulla “età del consenso” sia una farsa. Essa dovrebbe basarsi semplicemente sul desiderio (se non lo vuoi, non dovrebbe accadere), su equilibri di potere (chiunque sia coinvolto deve sempre avere la possibilità di dire no senza gravi conseguenze), e su una sicurezza informata. Questo significa che anche la pedofilia in senso stretto (sesso con bambini prepuberi) finisce per essere sbagliata, poichè la maggior parte dei bambini né desiderano il sesso, nè un partner in quanto questo si troverebbe in una posizione di potere molto vantaggiosa. Per cui le relazioni di pari età  (in genere i rapporti senza squilibrio di potere e desiderio reciproco) sarebbero le sole a poter essere considerate quelle con un rischio calcolato.

Qualunque altra relazione andrebbe invece valutata su chi in realtà ha “potere di veto”.

Appunta BK:

Stando sull’argomento, ho avuto un’esperienza all’inizio di questa settimana. Due ragazze di un liceo della mia città hanno bussato alla mia porta perché facevano un pò raccolta di fondi per la loro squadra di softball. Erano vestite con pantaloncini corti, ed erano veramente belle ragazze. E così la mia mente ha cominciato a correre.Non ho provato nulla, e non avrei mai, ma ero sicuramente molto attratto da loro. Fisicamente, erano donne. E, a differenza di Lifeguard of Love, non ho avuto rapporti sessuali a 16 anni. Non ho nemmeno baciato una ragazza fino a quando ne avevo 21 anni, quindi forse è da mettere in conto il fattore fantasia. Mi sento come se avessi perso tutto ciò che è l’amore e il sesso adolescente, quindi forse c’è una ragione in più per me ad essere attratto da ragazze di 16 anni. Non ho mai avuto l’opportunità di rapporti sessuali a quell’età (o qualsiasi età), e qualche volta davvero vorrei poter tornare indietro e avere un’altra chance. A proposito, naturalmente, ho dato loro dei soldi. Non è giusto…

Osserva perentoriamente Lady Grinning Soul:

Io vivo nel Regno Unito, dove l’età del consenso è di 16 anni. Ma anche ora il concetto di  ‘età del consenso’ è percepito dai più come una sorta di suggestione. La maggior parte della mia classe ha perso la verginità a un’età compresa tra i 14 ei 18 anni … qualcuno con partner più anziani, altri più giovani. Quello che trovavo interessante era che, come ragazza, questa cosa dell’età non è mai stato un problema per me: mi sentivo in diritto e capace di incontrare/dormire con chi volevo (in termini di età), e mai sentita in colpa per questo. Replica a più commenti l’autrice:

Mi chiedo anche se i tempi sono cambiati. Quando la mia mamma cresceva, la gente si sposava prima ed aveva prima dei bambini. Così forse era meno “taboo” per un’adolescente incontrare un ventenne. Anche ripensando alla mia storia del sito di incontri quando qualcuno di 5 anni più anziano di me ed ero al liceo oggi potrebbe non essere accettato, non credi? Che cosa è cambiato?

Carl, commento eccellente! Una intelligente sferzata. Andate a leggerlo. Interessante ciò che spieghi sulla pedofilia. Fino a poco tempo fa non ero a conoscenza dell’esistenza di persone che si identificano come pedofili e che affermano che la pedofilia è una identità sessuale, e che fintanto che essi sono tali senza far male ad alcuno non c’è niente di sbagliato in questa identità. Il film qui menzionato ha toccato anche questo argomento, e viene discussa la questione se la pedofilia come identità potrebbe venire accettata come è stato per l’omosessualità come identità.

Risponde Quiet Riot Girl: Grande messaggio Rachel!

Su questo tipo di problema, in risposta a un pezzo di Law and Sexuality Blog , ho postato un articolo in riferimento ad una società di porno omosessuale che utilizza immagini legate al tipo di fantasia pedofila.
Ho naturalmente portato il contributo di Freud alla discussione!

Replica ancora l’autrice:

BK, complimenti per l’onestà! Curiosa, la tua storia. Okay, grazie al vostro coraggio devo ammettere una cosa che non ho fatto in precedenti commenti, talvolta sono attratta da ragazzi adolescenti sulla strada o in metropolitana. Attingo dal modello delle adolescenti. Suppongo di aver fatto mia l’idea della società secondo cui ciò è sbagliato e gli adolescenti devono essere protetti. Anche se uno di loro mi ha fatto girare la testa io vorrei guardare da un’altra parte, il prima possibile. Ma interessante notare che questi stessi tabù semplicemente non esistono così pesanti verso i ragazzi, non è vero? Suppongo che ciò derivi dall’idea per cui “tutti gli uomini sono potenziali predatori”. Dopo tutto, basti pensare a tutte quelle notizie periodiche su donne insegnanti che hanno avuto storie con studenti maschi. Non credo che reagiremmo allo stesso modo se si tratta di insegnante maschio / studente femmina. Che ne pensate?

QRG, questo diventa nella tua domanda. Come cambia in allestimenti diversi? Mi chiedo in realtà se la disparità di età sia più accettata nelle relazioni dello stesso sesso.

LGS, (…) le tue esperienze rispecchiano le mie. Ricordo di quando ero adolescente e di avere la sensazione di sapere quello che volevo. Recentemente ho trovato, in un pezzo diario che ho scritto quando avevo 15 anni,  che raccontavo di avere una cotta per uno di 23 anni e mi chiedevo se avesse voluto incontrarmi, nonostante la differenza d’età. In quel momento mi sentivo pienamente in grado di gestire tale relazione. Onestamente, forse lo ero.

Eliza the Brute dice:

Penso che una cosa importante che molti commentatori hanno toccato sia quella delle dinamiche di potere. Penso che siamo tutti rabbrividiti e titubante sulle relazioni con minorenni non necessariamente a causa dei problemi legali, ma a causa dell’abuso di potere. L’età comporta un peso automatico, così come l’esperienza di vita (la maggior parte degli adolescenti ne hanno ben poca), e ci si sente rabbrividire.
Tuttavia, le dinamiche di potere hanno un ruolo in tutti i rapporti. Penso che sia abbastanza raro trovare una relazione in cui il potere è uguale. Il problema è proprio quando vi è uno squilibrio evidente enorme, o qualcuno (se la sua “potenti” o “impotente”) sta approfittando. I minorenni non necessariamente hanno meno potere, così come vi sono molti ragazzi con più esperienza di vita, maggiore peso sociale, più reddito disponibile, ecc. Tuttavia, penso che i giovani sono spesso valutati come tali nelle relazioni perché sono  facilmente malleabile, o perché qualcuno sente di poterli controllare meglio.

E continua:

Di recente ho seguito un documentario di confronto tra l’educazione sessuale negli Stati Uniti e quella nei Paesi Bassi. Mentre negli Stati Uniti c’è una oppressiva tendenza a favore della verginità ed è davvero carente nelle informazioni, nei Paesi Bassi sono molto più rilassati e onesti.
L’aspetto più affascinante per me è stato (apprendere) che alla fine entrambi i gruppi di genitori cercavano la stessa cosa. Tutti dichiaravano di volere i loro figli essere felici e sicuri, che non vogliono che i loro figli perdano la verginità con uno sconosciuto in macchina da qualche parte e che desideravano per loro relazioni sane da adulti.
Tale serenità dei genitori dei Paesi Bassi scaturiva dal fatto di considerare l’adolescenza come l’età in cui “fare pratica” da adulti, con la cura e la protezione familiari. Sentivano come fosse un tempo per esplorare la sessualità in modo sicuro e con un buon supporto e orientamento. Tutti sanno che i giovani sono sessualmente maturi, e si sente quanto i Paesi Bassi siano pratici nel relazionarsi a questa realtà.
Una mamma mi ha così illustrato dal vivo la questione. Suo il figlio adolescente le ha chiesto se la sua ragazza avesse potuto dormire fuori per il suo compleanno. Lei gli ha risposto che conosceva la ragazza, che erano stati insieme molto tempo, e che suo figlio ci teneva davvero a lei. Ha chiesto a suo figlio con calma se andava a dormire nel suo letto o se avrebbero dormito separatamente, lui rispose che non era sicuro, così la mamma ha messo fuori un letto a rotelle nella sua stanza in modo che la ragazza non si sentisse sotto pressione, e così avrebbe potuto scegliere liberamente. Si è dunque assicurata che suo figlio sapesse dove sono i preservativi in casa, e che sapesse come usarli, e poi ha tolto il naso dalla faccenda. Ha detto: “Voglio che mio figlio abbia relazioni sane, che tratti bene le donne, e che si sentano sicuro sui suoi bisogni e desideri. Ora è il momento per lui di fare buona pratica, in modo da poter poi affrontare queste cose da se stesso. ”
Sono talmente rimasta colpita da questo episodio che pensai: accidenti, quanto avrei voluto ricevere tali preziose lezioni da bambino!

Aggiunge Mysterion:

Penso che siano state sollevate un sacco di questioni su cui riflettere. Una cosa che davvero mi disturba su questo argomento è che sembra veramente difficile affrontarlo senza essere bollato come un “pedofilo” o “simpatizzante pedofilo” o qualcosa del genere. Credo che l’America sia molto coinvolta nella mentalità negativa del tipo “oh no, pensa ai bambini” quando può trattarsi di un sacco di cose diverse, così anche nobili intenzioni vengono fraintese.

E’ sicuramente sbagliato approfittare sessualmente di qualcuno, indipendentemente dall’età. Credo che sia anche generalmente più facile per i più giovani, in particolare gli adolescenti, essere sfruttati (per i motivi che altri hanno già detto, le dinamiche di potere, ecc.). Certamente le leggi sull’età del consenso fanno una classificazione, ma credo proprio che non sia giusto applicarle in modo unilaterale. Si tratta essenzialmente di un “numero magico” arbitrario che non può spiegare i molti fattori che intervengono in un rapporto. Immagino che ciò renda molto più facile perseguire qualcuno in caso di trasgressione reale, ma penso altresì che renda vulnerabili e rovini le vite di persone che in realtà non hanno recato alcun male a nessuno, e mentre io non sono mai stato in situazioni simili o conosca qualcuno che lo sia, penso che sia qualcosa di principio ad essere sbagliato. Tuttavia, nella nostra società reazionaria probabilmente non avrei potuto andare avanti a scrivere due frasi personali di commento senza che un sacco di gente mi accusasse di “favorire i pedofili” o qualcosa del genere. E’ lo stesso tipo di mentalità che ha portato i politici americani a varare leggi sul sesso allo scopo di “perseguire duramente duramente reati a sfondo sessuale” quando le leggi in sè non risolvono in pratica alcun problema.

Scrive dunque kawaii_candie:

Molto interessante! Sento che questo vale molto anche per me… un sacco di miei amici pensano che io sia “strano” o un “baby cougar” (difficilmente traducibile in italiano), o qualsiasi altra cosa, perché incontro sempre ragazzi più giovani… ma il fatto è che io sono attratta da ragazzi che sembrano avere intorno ai 20 anni, non mi importa quanti ne hanno realmente, ma mi piace l’aspetto “infantile” (baby-looked). Tanto che quando avevo 20 anni, mi piacevano i ragazzi di 20 anni, quando ne avevo 25 anni, la stessa cosa, e ora che ne ho 30, mi piacciono ancora i ragazzi ventenni. :)  cosa c’è di sbagliato? Un altro fatto è che io stesso sembro molto giovane, tanto da attrarre comunque quei ragazzi più giovani. Posso essere in un club e vorranno stare con me, pensando che sono coetaneo… è un grosso problema per me e io non so davvero come affrontarlo. Non credo che ciò sia sbagliato, ma mi sento come se la società tutta stia cercando di farmi sentire in errore…

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il pericolo dei “non gelosi”

Posted by innocenso su 18/07/2012

Durante una predicazione svolta negli ultimi giorni di giugno a Oujida, nel nord-est del Marocco, l’imam radicale, Abdellah Nhari, ha attaccato il giornalista Elmokhtar Laghzioui, che aveva espresso, su un canale arabo, la sua idea sulle libertà individuali, specialmente in materia sessuale.
Abdellah Nhari ha chiamato il giornalista “dayoute” che in arabo significa letteralmente “non geloso”. Nell’Islam il “dayoute” deve essere ucciso. L’imam ha provveduto immediatamente a chiarire la sua affermazione, sostenendo che i suoi commenti non erano un invito all’omicidio, ma il caso è diventato oggetto di un’ inchiesta giudiziaria.
Questo avvenimento ha riaperto la questione sul tema della libertà sessuale, ripreso anche durante la presentazione dell’adattamento dello spettacolo teatrale della scrittrice americana Eve Ensler, tenutosi il 16 giugno a Rabat, dove è stato elogiato il sesso femminile ed è stata esplicitamente sostenuta la libertà delle donne.
Questo dibattito tra gli islamisti e laici sulla libertà sessuale va avanti oramai da parecchio tempo. I sostenitori della libertà sessuale, per la maggior parte laici, chiedono l’abrogazione della sezione 490 del codice penale che prevede la prigione da un mese ad un anno per qualsiasi rapporto sessuale extraconiugale tra due adulti. In realtà, questo articolo è quotidianamente violato, in quanto i rapporti sessuali fuori dal matrimonio sono discreti, ma ampiamente tollerati.
L’attivista Khadija Ryadi, ha affermato: “La riluttanza a depenalizzare il sesso fuori dal matrimonio è sintomo dell’ ipocrisia di questo Stato.” “Sappiamo tutti che i rapporti sessuali fuori del matrimonio sono comuni in Marocco. Il fatto che tutto questo è nascosto promuove abusi e violazioni delle libertà individuali,” ha aggiunto il Presidente dell’associazione marocchina dei diritti umani (AMDH).
Il quotidiano islamista Ettajdid, organo del PJD, partito filo-islamico al potere, ha sostenuto: “C’è un terrorismo intellettuale esercitato contro gli islamisti per impedire loro di comunicare le loro opinioni su arte e creazione.”
Nonostante questi tentativi di riforma il cammino per l’acquisizione di reali diritti è ancora molto lungo e difficile. La tenacia di coloro che si ostinano a voler mantenere la visione tradizionale della donna subordinata all’autorità di padri, mariti e fratelli, è ancora molto forte poiché è radicata nella mentalità di molte persone.
Tuttavia bisogna continuare a lottare e non arrendersi per far si che un giorno non solo in Marocco, ma anche in tutti gli altri paesi, le donne possano acquisire realmente gli stessi diritti dell’uomo.

continua su http://www.levanteonline.net/esteri/mondo/7174-liberta-sessuali-marocco-diritti-delle-donne-islam-cinzia-enza-marseglia-.html

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il sesso casuale è adatto a te?

Posted by innocenso su 09/04/2012

Casual Sex?Riporto una libera traduzione dell’articolo comparso il 28/12/2011 su edenfantasies, a firma della premiata autrice di erotismo Rachel Kramer Bussel

Quando guardo indietro al 2011 mi rendo conto di una cosa che ho capito sempre meglio ed è che la nostra società è molto più pudica di quanto ci piaccia pensare che sia. Prima di tutto lasciatemi dire che penso che tutti dovrebbero avere una chiara idea di ciò che è giusto per loro quando si tratta di sesso. Il come, quando e perché lo fai è importante; dire agli altri cosa fare, però, è offensivo.

Che si tratti di persone disgustate da pornografia (come l’autore che non voleva che una recensione del suo libro apparisse su Penthouse) o da tanti generi di disonorevoli sgualdrine che appaiono, in modi grandi e piccoli, non abbiamo cambiato per nulla la vecchia abitudine secondo la quale siamo noi a sapere cosa è meglio per gli altri in tema di sesso.

Recentemente, è sorto un dibattito dopo che il dottor Stanley Siegel ha scritto un pezzo intitolato “In difesa del Sesso Casuale” e il seguente “Perché sostengo il Sesso Casuale“. Egli ha portato un sacco di buone spiegazioni su cosa sia il sesso “casuale” e perché ci sono lezioni importanti che esso può darci: “Alla svolta dei 65 (anni), riconosco che il sesso occasionale è stato spesso così profondo per me quanto lo sono state le due relazioni a lungo termine che ho avuto. Svincolato da un impegno complesso, la libertà sperimentata nel sesso occasionale mi ha permesso di progredire molto nell’autoconsapevolezza e di raggiungere un superiore livello di onestà e autenticità per me e il mio compagno in modi che mi erano sconosciuti in passato. ”

Ho condiviso l’impegno per il sesso libero che è stato potente per me quanto quello all’interno di una relazione, ma non credo che uno è migliore dell’altro o sia giusto per tutti. Viviamo in una cultura che ci dice che il sesso all’interno di un  rapporto eterosessuale, monogamico, è il migliore (e, per alcuni, l’unico accettabile) e quindi, pur contemplando il godimento che deriva dal sesso occasionale, osa poi andare contro questo modo di pensare. Tuttavia, ciò non significa che il sesso occasionale sia necessariamente “buono” per voi.

Credo che parte della ragione per cui il sesso casuale continua ad essere controverso è che non sempre si conosce cosa si aspetta da esso l’altra persona con cui ci si relaziona. Passare una notte? Una relazione continuativa con uno scopamico? Qualcosa simile ad un rapporto ma senza doverlo chiamare fidanzato o fidanzata? Una volta che sappiamo quello che vogliamo, la domanda successiva è come lo comunichiamo.

Al progetto Good Men, Julie Gillis ha scritto sulla nostra mancanza di un vero dialogo con i nostri partner sessuali. “Se partiamo con la presunzione che il sesso è un’alta posta in gioco, è importante, è una connessione di qualche tipo tra due persone, allora come è possibile che le conversazioni riguardo al sesso siano così limitate e maldestre? Perché mai questi momenti non vengono preparati meglio, pensati, discussi a dovere? ”

Questa situazione – dove stai andando oppure stai avendo rapporti sessuali con una persona senza discuterne confini e condizioni – è una di quelle che ho vissuto più volte di quante ne riesca a contare. Mi piacerebbe pensare che sono di mentalità aperta quando capita di parlare di sesso, ma una delle ragioni per cui di solito io non intraprendo simili conversazioni è a causa dei pensieri perversi che ti vengono attribuiti. Per come io vedo il rapporto con l’altro, è molto più facile supporre che egli condivida i miei principi, che sia sulla mia stessa lunghezza d’onda, non solo sul sesso, ma sulla vita e i valori. Sono in una fase della mia vita in cui queste sono cose che voglio sapere prima di dormire con qualcuno, è lo stesso motivo per cui ho recentemente rimosso il mio profilo da un sito di dating (incontri) online che stavo usando; cercare di discernere tutte quelle cose con tale strumento diventava troppo scoraggiante.

Un amico mi ha consigliato di non dormire con nessuno fin quando non siamo in una relazione impegnata. Di certo ciò suona come un suggerimento di antica data, e, credetemi, egli non è una persona retrò o sessualmente conservatrice. Ma quell’idea mi ha confuso, perché ho avuto più sesso di quanto potessi condividerne, non importa quanto fosse stato bello in quel momento, alla fine mi faceva sentire più sola. E’ difficile capire quanto si possa essere compatibile con qualcuno prima di aver effettivamente speso abbastanza tempo con lui.  Così come basare tale decisione più su quello che si vede, per non parlare del fatto che mentre stai conoscendo qualcuno è probabile che egli mostri la sua parte migliore non per malizia ma per spirito di autoconservazione. Anch’io infatti mi comporto in questo modo, poichè non voglio condividere i miei più profondi ed oscuri segreti ad un secondo appuntamento, il che rende ancor più curioso il fatto che io possa condividere il mio corpo con qualcuno.

Nel suo libro Become your own Matchmaker, la stella dei reality TV Patti Stanger sostiene di non andare a letto con i ragazzi perché, afferma, l’ossitocina creerà un’attrazione della donna verso un uomo anche se egli è cattivo. Stanger ha twittato “Un buon orgasmo e potresti legarti ad un perdente” (ed è stato replicato da oltre 100 persone!). Non sono d’accordo che l’ossitocina sia il colpevole, ma penso che dobbiamo, in primo luogo, fare spazio ai modelli di comportamento sessuale di tutti. Dobbiamo anche guardare alla nostra personale storia sessuale e capire cosa, davvero, vogliamo, e poi seguirla. Mi sono messa nei guai perchè mentre io ho coscienza di quello che voglio, sono spesso così bisognosa e malleabile da andare avanti con la visione di qualcun altro, o perché non penso di poter ottenere ciò che voglio, o non credo di meritarlo, o calcolo che tutto ciò che qualcuno mi sta offrendo sia la cosa migliore.

Quindi il mio titolo qui è alquanto improprio perché non penso che qualsiasi comportamento sessuale sia necessariamente “buono” o “cattivo”. Potrebbe essere cioè giusto in un dato momento della vita e sbagliato in un altro. E’ anche importante imparare e crescere attraverso esperienze sessuali che non vorremmo ripetere piuttosto che limitarsi a lamentarci che ci siano capitate. Stare troppo a chiedersi e a meravigliarsi del perchè siano accadute non aiuta per il presente. Certe esperienze potrebbero andar bene sempre per alcune persone e mai per altre. Per me, molto della mia vita è in continuo mutamento, e la mia sessualità è lì con essa a parteciparvi. Adeguarsi ai cambiamenti nella mia carriera mi ha fatto concentrare meno sulla mia vita personale, anche se spero sempre che gestire i miei affari, per così dire, potranno alla fine aiutarmi anche a capire meglio che tipo di relazioni ultimamente preferisco.

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se il diritto viene estorto

Posted by innocenso su 12/02/2012

Cari amici,
vi segnalo l’ottimo articolo di Marco Imperato apparso sul Fatto quotidiano il 3/2 scorso dopo le polemiche “bipartisan” in reazione ad una sentenza della corte di Cassazione che non ha fatto altro che ribadire fermi principi di diritto al nostro legislatore, sempre più attento alla pancia dei suoi elettori piuttosto che alla difesa dei diritti costituzionali, posti a presidio e fondamento di una sana convivenza di tutti i cittadini. La cosa che più fa pensare però è la reazione, spesso sotto forma di sarcasmo, che si è avuta sui social network, senza però aver aperto alcun dibattito nel merito. Forma tipica dell’ignoranza dei nostri giorni.

Riprendo dal suo articolo, rimandando al link sopra riportato per leggerlo interamente, le parti che più interessano ai fini della riflessione di questo blog. Mai augurandomi e augurandovi di vivere in quei sistemi di cui si parla infine, che direttamente o indirettamente taluni auspicano. Probabilmente più per bieco calcolo elettorale. E ricordando a tutti come il carcere, oltre ad essere e dover essere l’extrema ratio, a differenza delle forme alternativa di pena è una vera e propria “scuola di criminalità” come si evince dai dati e dall’esperienza di chi ci è passato.

La Cassazione ha stabilito che non deve applicarsi obbligatoriamente la misura cautelare della custodia in carcere per gli indagati del reato di violenza sessuale di gruppo. La notizia si è rapidamente sparsa sul web facendo ritenere che la Suprema Corte avrebbe detto che gli stupratori non devono più andare in carcere e così risultando in un’umiliazione per le donne o quanto meno in una grave e incomprensibile sottovalutazione di un delitto particolarmente odioso.

Ovviamente ne sono seguite le varie reazioni indignate in difesa delle donne. E chi non sta dalla parte della donna e della persona offesa in generale in fatti simili? La Cassazione allora è composta da maschilisti retrogradi e insensibili? Capisco che la notizia presentata così sia più appetitosa e stimoli maggiormente il populismo forcaiolo, ma le cose stanno diversamente e la Cassazione non solo non è impazzita ma ha applicato un principio addirittura di rango costituzionale. Proviamo a fare chiarezza.

Anzitutto qui non si sta parlando della pena, ma della misura cautelare applicabile. Quindi si tratta di capire quali misure applicare a indagati (non stupratori, ma indagati) ancora non dichiarati colpevoli con sentenza definitiva e che quindi godono ancora della presunzione di non colpevolezza. L’ordinamento sacrifica parzialmente questo principio laddove qualcuno sia accusato di reati gravi e in presenza di due fondamentali e ulteriori presupposti: presenza di gravi indizi (che però appunto non sono prova certa e garanzia di condanna) e sussistenza di esigenze cautelari, ovvero se c’è il rischio che l’indagato commetta altri reati gravi oppure che si dia alla fuga o ancora che cerchi di inquinare le prove. Solo in presenza di questi rigidi presupposti è possibile infliggere una limitazione della libertà personale anche ad una persona ancora non giudicata in maniera definitiva colpevole.

E’ una scelta sempre difficile e anche dolorosa perchè la presunzione di non colpevolezza è una cardine del nostro diritto, ma di fronte a determinati rischi e pericoli si giustifica la scelta di applicare una misura cautelare. Ciò detto si tratta di decidere quale misura. Il codice ci fornisce una regola di fondo: “la custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata”. Il carcere, insomma, è l’ultima spiaggia, e si deve ricorre a tale estremo strumento solo se ogni altra strada appare insufficiente. Quali sono le altre strade? Gli arresti domiciliari, l’obbligo di dimorare in un certo comune o di non andare in un certo posto, il divieto di vivere con la famiglia (per determinati reati “domestici”), ecc…(…)

Per tornare al reato di violenza sessuale di gruppo, il legislatore aveva tentato di obbligare i magistrati a tenere sempre in carcere gli indagati per taluni reati (tra cui quelli di violenza sessuale). La Corte Costituzionale ha bocciato una simile scelta, priva di razionalità giuridica e di buon senso: la presunzione di innocenza non può essere gettata alle ortiche e dovrà sempre valutarsi caso per caso e persona per persona se è necessario applicare una misura e quale tra le varie misure sia la più idonea e quella comunque sufficiente a garantire le esigenze cautelari.

(…) lo Stato di diritto (…) non deve mai cedere alla paura.

Che un ex ministro dica che così “si manda un messaggio sbagliato” la dice lunga sul senso del diritto di certa politica: i magistrati con i loro provvedimenti non mandano messaggi, ma accertano fatti e applicano la legge e la Costituzione a casi specifici e persone specifiche.

Certo: esistono sistemi in cui le persone vengono usate per mandare messaggi tramite provvedimenti esemplari e non calibrati sul caso specifico: sono i sistemi fascisti e illiberali.

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verginità violate

Posted by innocenso su 03/01/2012

Riprendo dall’interessante blog di Paniscus il commento alla tragica notizia di alcuni giorni fa. E che fa riflettere sulla forza che continuano a esercitare il pregiudizio razziale da una parte e quello sessuale dall’altra, condita da una assenza di cultura dei diritti davvero abominevole. I veri colpevoli da condannare in maniera esemplare dovrebbero essere quei genitori (sic) e quei balordi che hanno incendiato la abitazioni di quei rom. Perchè la vera verginità perduta è quella di una ragazza che avrebbe voluto vivere come tutte le donne della sua età senza preconcetti medioevali, mentre della dolcezza della sua età ha potuto assaggiare solo un primo rapporto sessuale condito delle ossessioni della sua famiglia. In tali degradati ambienti era già successo qualcosa di simile tempo fa, ricordate?

Una sedicenne piemontese lamenta di essere stata violentata da due zingari; il quartiere popolare in cui la giovane abita organizza immediatamente una manifestazione spontanea a suo sostegno, con ostensione di fiaccole ardenti; le fiaccole si trasformano provvidenzialmente in un’arma di vendetta per l’innocenza oltraggiata, e vengono meticolosamente usate per dare fuoco all’accampamento Rom che avrebbe ospitato i due presunti stupratori. Il tutto alla presenza serafica di un cordone di polizia, che invece di disperdere gli incendiari, si dà da fare per far sfollare gli abitanti del campo, in modo che l’operazione possa essere conclusa in modo pulito e senza rimorsi gravi.

Nel giro di poche ore, la ragazza ritratta ogni cosa: nessun abuso, nessuna violenza, nessuno zingaro. Era tutta una bugia improvvisata, per la paura che i genitori scoprissero che aveva avuto effettivamente i suoi primi rapporti sessuali di recente, sì, ma in maniera del tutto consensuale, con il ragazzo di cui era innamorata. L’adolescente era terrorizzata dalla prospettiva di deludere i suoi familiari, e in particolare la nonna, che a quanto pare le aveva strappato la promessa di arrivare illibata al matrimonio

I media si scusano con i lettori per essere caduti grossolanamente nella bufala, mentre ai Rom rimasti senza casa non è chiaro se qualcuno abbia chiesto scusa o no.

Sui dettagli dell’operazione giornalistica ci sarebbe ancora molto da dire, ma per adesso concentriamoci sul presunto scontro di civiltà, che ha visto una comunità di autoctoni reagire (forse in parziale buona fede, forse no) alla presunta minaccia proveniente da un gruppo alieno, non integrato e radicalmente differente dal proprio.

Gli articoli che hanno gradualmente approfondito, infiocchettato e romanzato questa vicenda ci rendono edotti di una serie di fatti curiosi sui familiari della ragazza, di cui ne citiamo solo alcuni:

– vivono in una sorta di bozzolo patriarcale chiuso in cui si gestiscono collettivamente i fatti personali di ognuno;
– sono ossessionati dalla preoccupazione di salvaguardare la verginità della figlia;
pensano già al suo matrimonio, quando ha solo sedici anni;
– fanno riferimento alla nonna come depositaria dei voti più solenni sull’onore dei familiari;
– secondo a descrizione fatta in uno degli articoli, sono fortemente superstiziosi, e vivono immersi in un inquietante miscuglio frammentario di riferimenti mistici a più tradizioni religiose diverse;
– in famiglia sono tutti disoccupati, e da anni vivono quasi esclusivamente di beneficenza altrui (in pratica, di elemosina) o di lavoretti occasionali al nero;

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un tocco di colore anche laggiù

Posted by innocenso su 01/01/2012

Di seguito la breve storia dell’azienda fondata da Nancy Jarecki, la cui idea è nata addirittura a Roma! Riprendo dal suo sito, nella sezione “la nostra storia“. Fate sapere cosa ne pensate!

Non avevo programmato di avviare una società di cosmetici. Ma seduta da un parrucchiere a Roma qualche anno fa, feci una scoperta. Vidi donne lasciare il salone, ma non potei fare a meno di notare che alcune indugiavano vicino alla porta. Dopo pochi minuti, il loro colorista tornava con un sacchetto di carta e glielo consegnava a mano mandandole allegramente sulla loro strada.

Quando chiesi di questo rito misterioso, il receptionist disse: “Per sotto, per farli combaciare“, che significa: “Per i peli di sotto… per abbinarli.” Pensai: “Che genio… Un kit casalingo di colorazione per i peli di laggiù!” Sapevo non esserci prodotti specializzati di questo tipo in America.
Ovviamente, tutte le bionde del mondo vogliono essere bionde naturali. Rosse e scure lo stesso. Non riuscivo a mandar via quell’idea della mia mente.
Di ritorno a New York, raccontai la vicenda ad un’amica proprietaria di un salone (vedi qui un salone invidiabile). Mi rispose “sono sicura che i miei clienti adorerebbero un prodotto come questo, anzi lo userei anch’io!” Non solo quindi le piacque l’idea di abbinare i suoi capelli castani, ma anche – mi confessò – aveva un disperato bisogno di coprire alcune zone grigie che aveva scoperto da poco lì sotto!
La tappa successiva fu quella di chiedere ad un amico ginecologo di stimare la percentuale dei suoi pazienti il cui pube non corrispondesse al colore dei capelli. Si è così scoperto che quasi a nessuno corrispondeva!
Donne sofisticate, che spendevano tempo e tanto danaro alla ricerca del colore giusto per i loro capelli non avevano una soluzione per la colorazione del pube. Erano completamente trascurate sulla cura di questa zona. Abbiamo anche trovato bionde che avevano tentato di fare da sè usando prodotti preconfezionati con risultati terribili. Era chiaro come donne (e persino alcuni uomini!) fossero alla disperata ricerca di un prodotto come questo.

Nei due anni successivi ho lavorato con il nostro produttore per perfezionare un prodotto che rispondesse a questa esigenza. Ho consultato anche un tossicologo per assicurarci che la formulazione che stavamo creando sarebbe stata sicura da usare data la zona particolarmente delicata.
E ‘ stato un bel percorso. Ma io sono entusiasta di condividere la mia scoperta con voi del nostro prodotto facile da usare “Betty colors”. Noi li chiamiamo betty BIONDA, betty MARRONE , betty RAMATO e betty NERO.
Ho anche inventato un colore rosa hot buono non solo per le occasioni speciali – il nostro betty FUN. La risposta (del mercato) è stata così incredibile che stiamo già lavorando su nuovi e divertenti colori. Quando saranno pronti saremo felici di farvelo sapere.
Lo sviluppo di questo prodotto ha già portato a scoperte di più prodotti e di nuovi ne sono in arrivo.
Penso a bettybeauty come ad un’azienda specializzata in segreti di bellezza – prodotti non ancora sul mercato in grado di risolvere problemi estetici o semplicemente farci apparire o sentire meglio.
Il mio secondo prodotto, “Best Skin Ever” (la migliore pelle di sempre) sta per essere lanciato nella prossima tarda primavera-estate! Il nostro terzo prodotto, nome in codice “RBS” è un segreto di bellezza che non possiamo svelare finchè non verrà rilasciato sul mercato. Meglio così!

Grazie per averci visitato e non vedo l’ora di condividere altri segreti di bellezza con voi. Nel frattempo, spero che mettiate bettycolor alla prova. E tu, che betty sei? Il sito è www.bettybeauty.com

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siamo rimasti in mutande

Posted by innocenso su 29/12/2011

Un altro caso clamoroso di qualcuno che, spogliandosi, attrae su di sè l’attenzione per una buona causa. E’ il caso stavolta di Monica Castro, consigliera comunale del PDL di Calenzano.

La notizia ha fatto il giro del web in quanto la pubblica rappresentante “ha voluto esprimere il suo dissenso contro la manovra Monti. E ha deciso di farlo in mutande e reggiseno. Nelle mani reggeva un cartello con scritto: «Siamo rimasti in mutande, grazie presidente Monti». La Castro ha dichiarato: «La mia è una protesta seria contro la manovra e contro quei pecoroni che l’hanno votata. Sono arrabbiata con tutti e delusa anche dal mio partito che ha dimostrato di tradire i principi nei quali ho creduto».

Dopo le inevitabili polemiche che ne sono seguite, ha sentito il naturale dovere di replicare, e lo ha fatto efficacemente dal suo blog. In particolare ha chiarito come “La mia protesta di ieri in Consiglio è stata forte ma era l’unico modo per farmi sentire (…) Posso dire di aver ottenuto un ottimo risultato, in queste ultime ore centinaia di persone mi hanno scritto e mi hanno pregato di andare avanti. E infatti lo farò, questa è solo la prima di una lunga seria di proteste che intendo portare avanti, con forza, contro la manovra di questo Governo che metterà ancora più in ginocchio il nostro Paese. Questa manovra non taglia gli sprechi, ma penalizza sempre i “soliti” e li obbliga a pagare nuove tasse. (..) Lo ammetto, non è stato un gesto facile, ci vuole coraggio a presentarsi in “mutande” in Consiglio Comunale, la forza mi è venuta ascoltando le numerose persone che mi hanno confessato che il prossimo anno avranno serie difficoltà ad andare avanti. (..) Il mio gesto è semplice, chiunque lo ritenga scandaloso, non ha capito il vero senso della mia protesta. (..) “Vergognati”, mi è stato detto durante il mio gesto, credo invece che si dovrebbero vergognare loro per il loro comportamento da “pecore” che ancora una volta dimostrano di tenere. I soliti soldatini di partito, quanta pena mi fanno! (..) Un partito che si definisce della libertà non può essere una caserma, ogni consigliere è libero e responsabile delle proprie azioni. Credo che nel mio partito ci siano stati scandali molto più grandi da determinare un’eventuale uscita.

Ha perfettamente ragione la consigliera. Non si tratta del più goliardico “no pants day” bensì di una azione che può scaturire solo da una grande dose di coraggio. Un pò come può esserlo stato per queste donne arabe in un video che ha avuto molto successo. Un imprenditore, Enrico Frare, ci aveva ricordato qualche tempo fa con modalità simili (anzi, quasi nudo del tutto) i problemi che i lavoratori autonomi in particolare hanno da affrontare giornalmente in Italia.

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l’involuzione del pelo pubico

Posted by innocenso su 28/12/2011

Oggi vi propongo un bell’articolo di Josephine Ledger, The soapbox: Why I’m keeping my pubic hair (Perchè mantengo il mio pelo pubico). Già 3 anni fa si scriveva sul ritorno del pube folto. Forse, sulla scia della grande Sasha Grey? Più di sicuro, per un ritorno alla naturalità. Ci rifletteva a giugno scorso questo blog. Di più. Era nata l’interessante moda, soprattutto per le donne over 35, di farsi una colorazione pubica!

Quando i peli pubici fecero la loro prima apparizione sul mio corpo adolescente, ne fui subito mortificata. Desideravo che sparissero così velocemente come erano spuntati. Mi sembrava, non trovo modo migliore per dirlo, bizzarro averli lì. Ma all’età di 11 anni, la ceretta non è un’opzione. Forse oggi lo può essere, ma alla fine degli anni ’80, non era qualcosa che di solito succedeva.

Tempo dopo, frequentando il college, e trovandomi nuda coi ragazzi, mi sono sentita nuovamente mortificata quando, dopo aver ricevuto sesso orale per la prima volta, il mio ragazzo fece un passo indietro dalla mia vulva sputando un lungo pelo pubico dalla sua bocca. Pensavo proprio che non avrei più recuperato. Eppure a lui non importava nulla. Era il 1996.

Dopo che abbiamo rotto, ho iniziato a dormire con un ragazzo più grande che era assolutamente selvaggio nel cunnilingus, si buttava a capofitto nel mio boschetto. Il suo entusiasmo mi ha fatto iniziare ad apprezzare il mio pube.

Più tardi, qualcosa di strano è successo. Il nuovo millennio ci è piombato addosso con la moda dei del perizoma. “Thong Song” di Sisqo scalò le classifiche e tutte le donne che conoscevo, inclusa persino mia mamma, iniziarono ad indossare il filo al sedere. Anch’io dunque corsi al GAP e ne comprai un paio. Non molto tempo dopo tutte le mie amiche iniziarono a discutere del fatto che laggiù si stavano facendo la così chiamata “ceretta bikini“. E chi può dimenticare Samantha Jones di “Sex and the City” lamentarsi dell’uomo che la rifiutò sessualmente per i suoi quattro peli pubici erranti.

Ho pensato: quattro? Ma io ne ho 4.000!

E’ stata mia madre che mi portò alla mia prima ceretta. Solo sulla linea del bikini. Mi suggerì di farlo fare insieme ai miei baffi. Grazie, mamma! Faceva male così male che piansi. Sono una ragazza mora con un manto così grosso da metter su delle tende.

Mi sentivo come se la ceretta fosse qualcosa che dovevo fare. Perché la mia mamma e il resto del mondo sembrava che lo volessero per me. Così come avrei dovuto liberarmi della visibilità esterna del mio intimo (panty line). Perché era di “cattivo gusto”.

Fu così che la mia ceretta mensile divenne un’abitudine. Gli uomini con cui ho avuto rapporti sessuali sembravano apprezzare la mia vulva ordinatamente pettinata. Ma, ancora una volta, sembravano godere di essa indipendentemente dallo stato in cui fosse. Iniziai dunque a sentire come i miei peli pubici, e, a sua volta, la mia vagina, fossero qualcosa di più gestibile, meno minacciosi, con una curata e sobria striscetta. Non ho mai pensato infatti di andare completamente spoglia lì sotto. Voglio dire che sarebbe un orrore sembrare una impubere, no?

Sbagliato.

La moda sulla vulva ha continuato a muoversi nella direzione del “depilata è meglio” e la ceretta “brasiliana” (ossia la depilazione completa) è diventata una mania. In un recente articolo su Atlantic “La nuova facciata: si è estinto il pelo pubico in America?”, Ashley Fetters esamina questa tendenza delle donne verso la “calvizie del pube”:

“C’era un tempo in cui tutte le vulve erano rivestite di un lanuto e intrecciato strato protettivo di peli. Difficile da credere, vero? E ‘un po’ come la rivelazione che i cavalli una volta avevano le dita o che la Ford Mustang una volta aveva gli alettoni. Ma come ogni specie in evoluzione, la vulva si è trasformata in qualcosa di più elegante, più netto, e complessivamente più moderno. Oggi è liscia, soffice come un bambino e senza peli”.

Cavalcando l’onda di questa “evoluzione del pelo vaginale”, ho deciso di provare qualcosa che non avrei mai pensato di fare: depilarmi del tutto.

Ho odiato ciò.

Prima di tutto, la depilazione è stata così dolorosa per me che sudavo, imprecando e piangendo sul tavolo della ceretta. Non potevo credere di aver pagato 75 dollari per sottopormici. E ‘stato peggio di quando mi sono sottoposta ad una devitalizzazione dentale. Non scherzo. Non senza conseguenze. Sono andata nel bagno del salone per pulirmi il mascara e fare pipì. Lo sapevate che quando non hai i peli sulla vagina, la pipì schizza dappertutto? Io no. Diciamolo, sembrava come se un tizio ubriaco avesse appena usato la toilette. Quando finalmente raccolsi me stessa e lasciai la sala, varcai la soglia. Era pieno inverno. La mia vagina era congelata; avrebbe voluto indietro il suo “cappotto”. Tornavo a casa…svestita. Sentivo addosso una vergogna molto simile a quella raccontata prima, ad 11 anni. In effetti, mi sentivo una undicenne. Ciò che avrebbe dovuto farmi sentire una donna pulita, sessualmente attraente, mi faceva sentire come una insicura preadolescente.

Mi son fatta ricrescere una striscetta immediatamente. E la mia acconciatura vulvare è rimasta così da allora.

Recentemente ho detto a un ragazzo con cui uscivo che stavo per depilare la mia fichetta.
“Che ne dici di una nuova pettinatura laggiù?”, mi chiese. “Depilata, magari? Penso che sarebbe eccitante.”
Offesa, gli risposi: “Qualche problema con i miei peli pubici?”
“Certo che no. E ‘solo più facile per i ragazzi quando le donne sono depilate. Ma apprezzerei la tua vagina in ogni caso. Anche piena come un boschetto”.
“Bene, è così che mi piace. E non si cambia”, ho affermato.

La nostra conversazione però mi ha fatto pensare: perché le donne vanno a depilarsi? È qualcosa che facciamo realmente per noi stesse? Non sarà che lo facciamo (anche inconsciamente) perché così è più facile per gli uomini andare d’accordo con noi? Questa non sarebbe per me una ragione accettabile. So che molte di noi si radono le gambe e le ascelle. Ma per i peli pubici è diverso. È più strettamente legato al sesso e alla nostra sessualità.

Le mie esperienze sessuali degli ultimi 15 anni mi hanno insegnato che gli uomini godono di qualsiasi vagina venga loro presentata. Quando era piena di peli, gli uomini li hanno amati, quando ero glabra, mi hanno incoraggiato a continuare così. Ma, nonostante tutto, hanno sempre amato la mia vagina. E, dovendo scegliere tra vagina e senza vagina, sceglieranno la vagina ogni giorno della settimana. Quindi, in ultima analisi, la maniera di portare le nostre vulve dipende da noi stesse.

La sessualità femminile è una cosa complessa, perché è così strettamente intrecciata con lo sguardo maschile. Persino per le lesbiche. Il nostro inconscio sessuale collettivo è così pesantemente influenzato dalla cultura pop e porno su ciò che ci viene detto sia sexy o meno che ci siamo molto allontanate dal rispetto verso l’aspetto naturale delle nostre vagine. Conosco donne che giurano di essere depilate là sotto. Voglio credere che amano la loro vagine senza peli. Io sento diversamente la cosa.

Penso che la scomparsa dei peli pubici sia una tragedia per le donne. Perché andare senza peli è una forma innaturale di evoluzione femminile: un movimento dalla femminilità (womanhood) verso l’adolescenza. Sembra contro il buon senso. Non è necessario fare un’apologetica del nostro stato naturale (per capirlo).

Forse sto pensandoci troppo su, ma…feci sradicare le mie sopracciglia negli anni ’90. Questa tendenza da allora è finita e ho lasciato che nuovamente crescessero in modo naturale. Ad ogni modo, ho intenzione di tenere le mie sopracciglia e (almeno alcuni dei) miei peli pubici. Spero che altre donne facciano altrettanto.

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orgasmorte

Posted by innocenso su 29/11/2011

Cari lettori, vorrei rendervi nota una bufala. E’ addirittura comparsa nella homepage di www.libero.it del 29/11/2011.
Si apprende da diversi siti, con un senso di profondo dolore e sorpresa questa notizia, un esempio da “uguale per tutti” .
Come ci rende noto argomentando il sito giornalettismo.com invece pare proprio si tratti di una bufala. Di seguito la notizia.

L’orgasmo manda in paradiso. Nel vero senso della parola. E’ successo a Bianca Borges Bezerra, una ragazza brasiliana di 21 anni, morta per un orgasmo di ben 12 minuti durante il quale è entrata in una sorta di trance. Come riportato dal sito express-news.it, la ragazza era in compagnia di un amico del college e stava facendo sesso, dalle prime indiscrezioni sembra che lui le praticasse un “rapporto orale”. L’ospedale ha poi confermato che un orgasmo così prolungato, 12 minuti, è stato certamente la causa della morte: “E’ raro, ma può succedere”.
“Improvvisamente Bianca si è irrigidita, ha aperto la bocca a forma di “O”, e le pupille degli occhi giravano in tondo”, ha raccontato l’amico che era presente durante la tragedia. L’amico ha poi aggiunto che, si è insospettito quando, dopo 10 minuti, Bianca era ferma nella stessa posizione, ruotando gli occhi, con la bocca aperta e urlando a gran voce.

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coitus non interruptus

Posted by innocenso su 24/11/2011

Dal corsera del 5/10/2009 apprendo che…

“decisi a godersi la vita fino in fondo, alcuni ospiti di una lussuosa casa di riposo a nord di Tel Aviv hanno organizzato un festino che è sfociato in una vera e propria orgia.”

Lo riferisce il quotidiano “Israel ha-Yom” secondo cui alcuni dei protagonisti della vicenda hanno superato i 90 anni. Un misto di saggezza e conservatorismo quello della direzione che, di fronte all’inattesa eruzione di vitalità ha preferito non intervenire e l’evento – che pure era stato notato – non è stato interrotto. Infatti l’indomani, aggiunge il giornale, la direzione dell’ istituto ha emesso un severo comunicato in cui diffida gli ospiti dal tornare a esibirsi in effusioni incontrollate.

Che dire: complimenti alla dirigenza; una direzione pro erezione.

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profesora al mismo tiempo

Posted by innocenso su 24/11/2011

Commenti su Anna Ciriani del 23.11.07 da questo sito spagnolo

Così chiari nella loro espressione che non vorrei neanche tradurli. Una lezione dall’estero agli italiani “mas papistas que el proprio papa”

scrive Baron Ashler
La solución para contentar a todo el mundo podría ser ponerla de profesora de educación sexual.

scrive Cesar Benavides Cavero, dell’Instituto Peruano de Criminalistica:
La maestra no ha ofendido a nadie. (..) Cualquier legislacion del mundo protege al trabajador. Estas autoridades italinas son mas papistas que el proprio papa (..) Estas autoridades estan en la epoca de la carreta, se le debe resituitir en cargo de profesora de literatura italiana.

A tale proposito invito a leggere la bella intervista rilasciata nel 2008

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IVG 2011 in calo, legislatore in ritardo

Posted by innocenso su 03/09/2011

Cari amici,
è stata resa pubblica finalmente anche quest’anno la relazione sull’applicazione della legge 194/1978.
Il positivo decremento segue la tendenza dell’andamento tipico di leggi che regolamentano fenomeni prima di allora soltanto repressi, ossia: seppur in un primo momento pare che la legalizzazione (meglio dire, la “regolamentazione”) di fenomeni inevitabili (seppur riprovevoli per molti o anche solo per alcuni) faccia aumentare quel comportamento che prima di allora era totalmente proibito e criminalizzato, a lungo andare essa predispone ad un utilizzo più consapevole dello strumento regolatore, con una sorta di “autoequilibrio” che non è più quello fondato sul panpenalismo e la paura, ma quello che si fonda sulla responsabilità individuale e collettiva.

Riporto dalla recensione di Terranews.

Dalla introduzione della legge 194 a oggi, ancora una volta va sottolineata la costante diminuzione dell’Interruzione volontaria di gravidanza nel nostro Paese. Con cinque mesi di ritardo rispetto a quanto prevede l’articolo 16 della legge sull’aborto del 1978, il ministero della Salute ha presentato in Parlamento la Relazione annuale 2011 sull’applicazione della norma. Il dato relativo alla costante flessione delle Ivg è quello che per primo balza agli occhi. «Nel 2010 – si legge nel documento pubblicato sul sito del dicastero – sono state effettuate 115.372 Ivg (dato provvisorio), con un decremento del 2,7 per cento rispetto al dato definitivo del 2009 (118.579 casi) e del 50,9 rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso alla Ivg (234.801 casi)».

Di significativo c’è poi che in generale il tasso di abortività italiano del 2009 è risultato il più basso tra i Paesi industrializzati (pari al 6.9 per mille, contro il 23 per mille di Inghilterra e Galles; il 22,5 della Svezia, il 12,7 della Spagna, il 15,2 della Francia e il 20,5 degli Stati Uniti, solo per citarne alcuni).

Cosa ha inciso su questo risultato? Terra lo ha chiesto a Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente dell’associazione Vita di donna. «Premetto che contrariamente a quanto dicono quelli che ritengono possa diventare “facile”, le donne non si divertono ad abortire. Quindi se possono non fanno l’Ivg. La diminuzione progressiva è un dato storico in Italia, che a un certo punto si è bloccato per il “peso” delle straniere. Ma c’è anche da considerare il basso tasso di natalità “italiano”, indice con un andamento parallelo a quello degli aborti. Premesso questo, direi che un fattore rilevante vada ricercato in una maggiore facilità di accesso alla contraccezione».
Una nota dolente della relazione riguarda i medici e gli anestesisti obiettori. La percentuale è oramai fissa oltre il 70 per cento (70,7), con tutto ciò che comporta in termini di difficoltà di accesso a un servizio (e a un diritto) che invece per legge deve essere garantito. «Quello dell’obiezione è un dato pesante – osserva Canitano -. Obiettare è diventata la norma nonostante sia prevista dalla legge come una “concessione”. Complice uno Stato che non tutela la legge 194, la situazione si è ribaltata e fare le Ivg in Italia è diventata paradossalmente una forma di volontariato».

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La nuova grave danza italiana

Posted by innocenso su 27/06/2011

Cari amici,
vi segnalo l’ottima riflessione di Simona Nazzaro, comparsa 4 giorni fa. Riportandone i tratti salienti perchè si comprenda quanto in Italia ci siano forze che tutto auspicano fuorchè un Paese più moderno.
Una specie di “raffinata malizia” di stile fondamentalista. Stile retrogrado già denunciato da Annalisa Chirico con conseguenze spesso tragi(comiche) che qualche tempo fa Alessandro Capriccioli aveva messo in risalto.
Riprendo alcuni passi da Libertiamo.it

Si è aspettato per nove mesi (una gravidanza per l’appunto) il parere del CSS, per stabilire che l’EllaOne è un farmaco contraccettivo di emergenza, quindi non abortivo; ma oltre ai limiti della ricetta obbligatoria, in questo caso si è aggiunto anche quello del test di gravidanza. Questa delibera, in sostanza, pone sempre più ostacoli alla libertà delle donne, e stavolta non appaga nemmeno la parte più conservatrice della diaspora: il Vaticano. Il Cardinale Sgreccia ha così bollato questo farmaco: “è un aborto di raffinata malizia.”.

Ovviamente la pillola, che già da mesi è in commercio in tutta Europa, da noi fa scandalo. E il paradosso è che non fa contento nessuno, né le donne, né i politici, né i laici, né i cattolici. (…) Invece della solita rincorsa alle dichiarazioni, pro o contro che siano, i politici, ad esempio, per una volta, potrebbero occuparsi di più delle campagne informative verso i giovani, di politiche di supporto sulla sessualità, sulla sanità, sui “comportamenti sani” da adottare. Ma la giostra della politica è sempre la stessa.

(…) Ora la parola spetta all’Aifa. Ma il nodo principale resta sempre l’ingerenza morale, e non solo, dello Stato sui diritti e le scelte individuali, l’imposizione di procedure ostruzionistiche per impedire quanto non si riesce a proibire, e l’adozione, in nome di un qualche sacro principio, di cautele eccezionali, che nessun paese civile ritiene, a differenza dell’Italia, di dovere assumere per “proteggere” i propri cittadini.
Ai cittadini e soprattutto alle cittadine, sul cui corpo si giocano in genere queste “battaglie pubbliche”, la politica dovrebbe indicare con chiarezza, rispetto a ciascuna situazione, quali siano le strade che si possono seguire. Non organizzare la beffa di una corsa ad ostacoli, con tanto di giudizio di merito finale.

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Mussolini redivivo

Posted by innocenso su 25/05/2011

Cari amici,
dopo la vile aggressione ai danni dell’on Paola Concia e della sua compagna, vi invito a considerare l’acuta riflessione di un lettore di Europa apparsa il 23/04 scorso e la risposta del direttore. Spero che la rivolta auspicata dal sig Lusi venga presa sul serio da ogni persona libera e giusta. Perchè fa più paura l’indifferenza dei giusti che l’ingiustizia degli ingiusti.

Costituzione e omofobia, lo stesso delirio machista
Cara Europa, è tornato Mussolini. Da Palazzo Chigi alla piazza, è tutto un insulto alle leggi, alle istituzioni, alle donne, ai diversi. L’aggressione all’onorevole Paola Concia e alla sua compagna tedesca, vicino a Montecitorio, fa rabbrividire quanto l’aggressione ai pm milanesi da parte di un oscuro ventriloquo di Berlusconi, o quanto la proposta di sabotaggio dell’articolo 1 della Costituzione da parte di un altro sconosciuto onorevole ventriloquo. Ma l’altra Italia che fa, perché non comincia la ribellione? Più che i carabinieri di Asor Rosa (anche se la questione della legalità esiste, eccome) sono i cittadini, a cominciare dai più forti intellettualmente e socialmente, a dover accendere il fuoco della rivolta. O dobbiamo aspettare il postberlusconismo, come aspettarono il postfascismo, per dover leggere che Mussolini aveva interpretato bene il carattere degli italiani, ingovernabili ma servili?

GIANFRANCO LUISI,  ROMA

Caro professore, credo che le cose stiano come lei teme. Leggendo i particolari dell’aggressione all’onorevole Paola Concia e alla psicologa tedesca Ricarda TrautmanLesbiche di m…, ai forni crematori vi debbono mandare…»), mentre le persone guardavano indifferenti, ho avuto davanti agli occhi il quadro dell’Italia di sempre: quella del Risorgimento, quando il sarcastico Giusti descriveva il patriota bastonato da «quattro forsennati a far di sì e dugento citrulli a dir di no»; l’Italia della Grande guerra, dove un popolo di inetti si fece trascinare al macello dei 600mila morti e del milione di mutilati e feriti da una minoranza di pazzi dannunziani e nazionalisti; l’Italia del 28 ottobre 1922, quando una marea di deputati popolari, socialisti, comunisti, radicali, repubblicani ecc. consentì a 30 deputati fascisti, sostenuti da nazionalisti e liberali codardi, di conquistare il governo. (..)
Ma, se si ferma qui, il discorso è sbagliato: come lei dice, non sfuggiremo al nuovo fascismo se la rivolta non verrà da noi stessi, dalla parte non affaristica o egoistica delle imprese, delle università, delle forze armate, del clero, delle professioni, della gioventù, delle donne. Quelle del milione di febbraio, che dicevano: «Se non ora quando».

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Prigionie

Posted by innocenso su 05/05/2011

Cari amici, ricorderete che parlai di Natalia Kampusch nel 2006

Apprendo ora con piacere che è uscito un suo libro-testimonianza, dato che “ora si sente abbastanza forte per raccontare la sua storia”.
Vorrei far notare, nello spirito che caratterizza questo blog, alcune frasi dell’intervista comparse qualche giorno fa sul Corsera:
«Mi ha tolto ogni controllo sul mio corpo, mi picchiava in continuazione». (riferita al rapitore). E adesso, si è riappropriata del suo fisico? «Strano. Prima della prigionia, del mio corpo era responsabile mia mamma, dopo se n’è occupato il mio rapitore. Adesso sono io che devo pensare a me stessa, e non mi è facile stabilire se e quanto devo mangiare o capire come vestirmi. «Mi ha ferito il disprezzo, il dileggio, il tentativo di riversare su di me le responsabilità di quanto era successo, le calunnie, i dubbi sulle mie dichiarazioni. La menzogna di quelli che presentavano i fatti in modo peggiore rispetto a come io li ho vissuti. Quelli che hanno fatto insinuazioni sugli aspetti sessuali della mia prigionia parlavano di se stessi, esprimevano le loro fantasie per indurmi a svelare la mia intimità. Certe cose però restano solo mie, sono l’ultimo residuo privato che voglio mantenere per me». Tra le vessazioni quotidiane, i calci, i pugni in testa, i morsi, le prese alla gola, gli spintoni giù dalle scale, la fame, «mi sottopose anche a piccoli abusi sessuali». E ora, quel padre di cui parla pochissimo anche nel libro? «Strano, mio padre è così immaturo, bloccato in uno stadio evolutivo che non corrisponde al mio. Dunque, non abbiamo niente da dirci. Non è mio compito affrontare il suo mancato sviluppo».

Qualche breve considerazione si rende necessaria.

Proviamo a considerare quante situazioni di prigionia vi sono nelle nostre famiglie. Senza che essa venga però chiamata col suo nome. Quando tanti genitori diventano piccoli mister Priklopil. Il controllo sul corpo dei preadolescenti, così invasivo, che non accenna a diminuire, a dispetto della tanto sbandierata “evoluzione dei costumi” e della “educazione sessuale alla libertà”. Basterebbe considerare come si esprimono, ad esempio sulla masturbazione, pediatri di area cattolica. O quanto siano imbevuti i pedagogisti italiani di pensiero teocon.

Inoltre quante volte ci è toccato sentire le insinuazioni di chi aumentava le seppur gravi violenze di tipo sessuale? Nella maggiorparte dei casi, anche di minore gravità rispetto a questo rapimento. Trascurando il fatto che l’enormità del reato-peccato è qui relativa alla prigionia, che tutte le altre sub-violenze riassume in sè. Dovrebbe far riflettere seriamente il fatto che addirittura la vittima di questi trattamenti abbia sentito la necessità di “parzialmente difendere” il proprio carnefice, pur di ristabilire una verità più piena e senza le ossessioni sessuofobiche della nostra società, sempre pronta a identificare la violenza come quella “sessuale” tout-court.

Infine le durissime parole che Natalia esprime in riferimento al padre: il primo che l’ha abbandonata, a causa di una propria immaturità. L’unica persona con cui (e di cui) Natalia non ha voluto parlare, e che nelle sue frasi appare ben peggiore del suo sequestratore. Un insegnamento a gran voce dalla viva voce di questa coraggiosa ragazza che dovrebbe far comprendere quanto infondate siano spesso le paure di genitori che “difendono” le proprie figlie bambine o adolescenti da presunti “orchi”. Dimenticando, per gravissima “stoltezza familistica”, le colpe di una genitorialità malata di incuria e di paure inconfessate.

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Buona e Santa Pasqua a tutti

Posted by innocenso su 24/04/2011

PIENA delle soddisfazioni che ognuno merita

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Una importante assoluzione con riparazione

Posted by innocenso su 31/03/2011

Cari amici,
ogni tanto una buona notizia! Anche se…bisogna attendere anni.

Le due maestre arrestate a Brescia con l’accusa di pedofilia nei confronti di bambini di una scuola materna, e assolte in ogni grado di giudizio dopo più di 10 mesi di carcere, saranno risarcite. Lo ha stabilito la Corte d’Appello di Brescia accogliendo la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione. Le due donne riceveranno 299mila euro a testa, comprensivi dei danni morali subiti in seguito all’arresto.
La vicenda giudiziaria, che divise la città, prese il via nel 2003 e coinvolse la scuola materna comunale Sorelli, in pieno centro storico, quartiere del Carmine.
La Procura di Brescia indagò su 12 persone e a processo ne vennero rinviate 8: un sacerdote, sei maestre e un bidello. Le due educatrici, che hanno ottenuto il risarcimento, finirono prima in carcere, poi ai domiciliari. In primo grado, a tutti e otto vennero contestati, complessivamente, abusi su 23 bambini. Il pm Roberta Licci aveva chiesto la condanna complessiva, di 125 anni di carcere.
La sentenza d’assoluzione, per tutti, giunse il 6 aprile del 2006, dopo undici giorni di camera di consiglio. A fine marzo del 2009 la Corte d’Appello confermò le assoluzioni e nel maggio del 2010 anche la Corte di Cassazione aveva posto la parola fine, rigettando i ricorsi del procuratore generale e delle parti civili.

fonte TGcom 31/01/2011

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Tempi di guerra? Fai vedere che sei per la pace

Posted by innocenso su 31/03/2011

Della serie “le mutande parlanti”!

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La felicità dal passato

Posted by innocenso su 16/02/2011

I rapporti d’amore non sono altro che relazioni vissute in maniera diversa in base alle esperienze affettive e sessuali pregresse dei due partner.
E’ la frase che anche la mia esperienza mi conferma e che prendo dalla sintesi riportata oggi dal quotidiano Repubblica relativa alla recensione del libro “Attached” degli autori Levin ed Heller. Come diceva Umberta Telfener nel bellissimo libro “Le forme dell’addio”, il successo di una nuova relazione dipende in gran parte dal modo in cui si è chiusa la precedente. Meditate gente, meditate.

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