verginità violate
Pubblicato da innocenso su 03/01/2012
Riprendo dall’interessante blog di Paniscus il commento alla tragica notizia di alcuni giorni fa. E che fa riflettere sulla forza che continuano a esercitare il pregiudizio razziale da una parte e quello sessuale dall’altra, condita da una assenza di cultura dei diritti davvero abominevole. I veri colpevoli da condannare in maniera esemplare dovrebbero essere quei genitori (sic) e quei balordi che hanno incendiato la abitazioni di quei rom. Perchè la vera verginità perduta è quella di una ragazza che avrebbe voluto vivere come tutte le donne della sua età senza preconcetti medioevali, mentre della dolcezza della sua età ha potuto assaggiare solo un primo rapporto sessuale condito delle ossessioni della sua famiglia. In tali degradati ambienti era già successo qualcosa di simile tempo fa, ricordate?
Una sedicenne piemontese lamenta di essere stata violentata da due zingari; il quartiere popolare in cui la giovane abita organizza immediatamente una manifestazione spontanea a suo sostegno, con ostensione di fiaccole ardenti; le fiaccole si trasformano provvidenzialmente in un’arma di vendetta per l’innocenza oltraggiata, e vengono meticolosamente usate per dare fuoco all’accampamento Rom che avrebbe ospitato i due presunti stupratori. Il tutto alla presenza serafica di un cordone di polizia, che invece di disperdere gli incendiari, si dà da fare per far sfollare gli abitanti del campo, in modo che l’operazione possa essere conclusa in modo pulito e senza rimorsi gravi.
Nel giro di poche ore, la ragazza ritratta ogni cosa: nessun abuso, nessuna violenza, nessuno zingaro. Era tutta una bugia improvvisata, per la paura che i genitori scoprissero che aveva avuto effettivamente i suoi primi rapporti sessuali di recente, sì, ma in maniera del tutto consensuale, con il ragazzo di cui era innamorata. L’adolescente era terrorizzata dalla prospettiva di deludere i suoi familiari, e in particolare la nonna, che a quanto pare le aveva strappato la promessa di arrivare illibata al matrimonio
I media si scusano con i lettori per essere caduti grossolanamente nella bufala, mentre ai Rom rimasti senza casa non è chiaro se qualcuno abbia chiesto scusa o no.
Sui dettagli dell’operazione giornalistica ci sarebbe ancora molto da dire, ma per adesso concentriamoci sul presunto scontro di civiltà, che ha visto una comunità di autoctoni reagire (forse in parziale buona fede, forse no) alla presunta minaccia proveniente da un gruppo alieno, non integrato e radicalmente differente dal proprio.
Gli articoli che hanno gradualmente approfondito, infiocchettato e romanzato questa vicenda ci rendono edotti di una serie di fatti curiosi sui familiari della ragazza, di cui ne citiamo solo alcuni:
- vivono in una sorta di bozzolo patriarcale chiuso in cui si gestiscono collettivamente i fatti personali di ognuno;
- sono ossessionati dalla preoccupazione di salvaguardare la verginità della figlia;
- pensano già al suo matrimonio, quando ha solo sedici anni;
- fanno riferimento alla nonna come depositaria dei voti più solenni sull’onore dei familiari;
- secondo a descrizione fatta in uno degli articoli, sono fortemente superstiziosi, e vivono immersi in un inquietante miscuglio frammentario di riferimenti mistici a più tradizioni religiose diverse;
- in famiglia sono tutti disoccupati, e da anni vivono quasi esclusivamente di beneficenza altrui (in pratica, di elemosina) o di lavoretti occasionali al nero;