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Una famiglia di limitazioni

Pubblicato da innocenso su 22/12/2010

Un articolo odierno di riflessione davvero ben fatto a firma della radicale Annalisa Chirico. Per voi.

Informazione sessuale, metodi contraccettivi, malattie sessualmente trasmissibili. Argomenti tabù per tante famiglie italiane, argomenti di cui a casa non si parla e a scuola men che meno. Quasi per paradosso nel Paese a sovranità limitata, dove tutti i politici si prostrano dinanzi ai supremi bisogni della famiglia (feticcio di ogni benpensante da agitare puntualmente, meglio se in campagna elettorale), nessuno poi si preoccupa di spiegare come da due si diventi tre e, soprattutto, quanto la conoscenza sia essenziale per concepire con amore, anziché riprodursi bestialmente.

Nello stesso Paese a sovranità limitata, dove fino al 1971 c’era un articolo del Codice Penale, il 553, che puniva con la reclusione fino a un anno e con un’ammenda salata chiunque incitasse a “pratiche contro la procreazione” o facesse propaganda a favore di esse, a quasi quarant’anni dall’abrogazione di quel divieto i ragazzini si approcciano ancora a “un sesso a tentoni”, con un misto di inconsapevolezza ed incoscienza, relegati per lo più a un percorso di autoapprendimento paraclandestino. Non sanno, sanno poco, sanno male.

Nello stesso Paese a sovranità limitata nel 1975 venivano (finalmente) istituiti i consultori familiari, che ben presto sarebbero diventati la roccaforte preferita delle associazioni provitaprofamigliaproprocucu. Quei consultori, cui talvolta chiami per sentire un monotono tin tin o dove, ancora peggio, vai a chiedere una ricetta medica per la pillola del giorno dopo e ti capita il medico “impositore” di coscienza, che in violazione della legge si rifiuta di prescrivertela; e mentre tu ti dici “Ma perché mai dovevo nascere proprio in Italia e non in Francia, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Svezia, Svizzera, Belgio, Olanda (e la lista continua)”, il medico ti sciorina una serie infinita di orribili malattie, dalla trombosi all’infarto passando per un ictus fulmineo. Oh. Ah. Uh.

Nello stesso Paese a sovranità limitata nel 1976, soltanto nel 1976, il ministro della Salute (che allora non era Fazio) abrogò le norme che vietavano la vendita in farmacia della pillola anticoncezionale, dopo ben undici anni dalla sua autorizzazione in Italia (dal ‘67, ma solo a fini terapeutici). E così negli anni della “rivoluzione sessuale”, delle gonnelle corte e del ballo del mattone, la donna aveva uno strumento efficace per decidere quando scopare e quando procreare. Sia chiaro: esisteva ancora il delitto d’onore, ma la disponibilità della Enovid (si chiamava così la prima pillola anticoncezionale) spostava in avanti le lancette dell’orologio italiano. Ovviamente il Vaticano si imbestialiva dinanzi a cotanta tracotanza, alla solita ubris di quella scienza che pretendeva di rimpiazzare gli im-peccabili metodi naturali quali il coito interrotto (che in inglese rende meglio l’idea, “pull-out method”) o il dito nella vagina per vedere l’effetto albume (più elegantemente “metodo Billing’s”).

continua qui

Una Risposta to “Una famiglia di limitazioni”

  1. [...] moderno. Una specie di “raffinata malizia” di stile fondamentalista. Stile retrogrado già denunciato da Annalisa Chirico con conseguenze spesso tragi(comiche) che qualche tempo fa Alessandro [...]

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